Venerdì 23 Gennaio 2026 | 14:18

Bari, «Muvt» e la mancata rivoluzione digitale: in coda allo sportello per rinnovare l’abbonamento

Bari, «Muvt» e la mancata rivoluzione digitale: in coda allo sportello per rinnovare l’abbonamento

 
rosanna volpe

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rosanna volpe

«Muvt», la mancata rivoluzione digitale:  in coda allo sportello per rinnovare l’abbonamento

La storia parte da una multa: cinquantasei euro. Un residente del centro la trova sul parabrezza e resta spiazzato. Il Muvt collegato all’auto per la sua Zona sosta regolamentata era scaduto. L’inghippo? Il residente non aveva ricevuto nessuna mail e nessun avviso in merito alla imminente scadenza del suo pass

Venerdì 23 Gennaio 2026, 12:13

12:15

C’era un tempo in cui Bari si preparava a diventare una «smart city». Il tempo delle app, della rivoluzione digitale, delle cartine virtuali per muoversi liberamente tra le vie del centro, del grattino online per la sosta e dei biglietti dell’autobus sullo smartphone. Era il 2019 quando veniva presentata Muvt, l’app pensata come un tassello fondamentale della mobilità urbana intelligente nonché uno strumento per regolare il parcheggio dei residenti nei quartieri centrali. Oggi, sei anni dopo, quella promessa di modernità si inceppa davanti alla porta di un ufficio abbonamenti dell’Amtab.

La storia parte da una multa: cinquantasei euro. Un residente del centro la trova sul parabrezza e resta spiazzato. Il Muvt collegato all’auto per la sua Zsr (Zona sosta regolamentata) era scaduto. L’inghippo? Il residente non aveva ricevuto nessuna mail e nessun avviso in merito alla imminente scadenza del suo pass. Fino a qualche anno fa, invece, arrivava via posta elettronica una mail che invitava al rinnovo: bastava un click. Ora no. La mail non arriva più, il cittadino se ne dimentica e la sanzione scatta (e chissà quanto incassa il Comune). Il residente - che ha raccontato la sua disavventura a La Gazzetta del Mezzogiorno - decide di andare di persona all’ufficio abbonamenti Amtab del quartiere Libertà per capire cosa sia successo. Si mette in fila, prende il numeretto, aspetta. Quando arriva il suo turno chiede spiegazioni.

«Prima mi arrivava una mail per rinnovare il Muvt-Zsr, adesso no. Perché?». La risposta è asciutta, quasi rassegnata: «Il rinnovo adesso si fa solo qui di persona. Per un anno è stato possibile farlo via mail, ma era in via sperimentale». «E se non lo so? Se nessuno mi avvisa?». La dipendente allarga le braccia: «Più che lasciarvi una memoria cartacea non possiamo fare». Carta, quindi. Nel 2026. Il cittadino insiste, fa notare che Bari si definisce una città «smart», che il sistema era telematico, che bastava una mail. La replica è ancora più disarmante: «Cosa le devo dire, per noi è frustrante avere a che fare ogni giorno con la stessa lamentela. L’amministratore del sistema è esterno. Fosse per me gliene manderei dieci di mail». Dieci mail che però non partono. E intanto le multe sì.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i baresi pagano sanzioni perché non sanno che il Muvt va rinnovato tornando alle vecchie modalità, tra file e sportelli. Una città che parla il linguaggio dell’innovazione ma comunica ancora con i fogli di carta. Eppure Muvt era nato con tutt’altra ambizione. Presentato come la prima applicazione integrata per la mobilità urbana, consentiva di pagare la sosta sulle strisce blu, acquistare biglietti dell’autobus, pianificare percorsi, consultare orari e linee. Tutto da smartphone, con carta di credito, Satispay, Postepay e Sisal. I controlli avvenivano in automatico sulla targa, le obliteratrici leggevano i QR code, le paline dialogavano in contactless.

Un’idea di città moderna che, almeno in parte, ancora sopravvive. Ma non del tutto. Oggi il rinnovo del Muvt Zsr per i residenti passa esclusivamente dagli uffici abbonamenti. E quando il cittadino, ormai allo sportello, chiede di rinnovare anche il Muvt 365, la risposta è un’altra buona occasione persa: «Deve farlo in autonomia, online, oppure dal tabaccaio”» Altro tempo, altra fila, altro passaggio inutile. Così Bari continua a definirsi «smart», ma affida ancora alla carta — e alla memoria dei cittadini — il funzionamento dei suoi servizi digitali. Almeno in questo caso.

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