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La pillola anti-Covid parla molfettese

Lo scienziato Giovanni Facchini in Israele fa parte del team che studia il vaccino per bocca

La pillola anti-Covid parla molfettese

La sperimentazione del vaccino anti Covid per via orale, in atto in Israele, entra nel vivo. E c’è uno scienziato molfettese nel team di ricerca. Una pillola per prevenire il Covid-19, contrastarlo, permettergli di non replicarsi grazie allo sviluppo di anticorpi. In poche parole un vaccino, che metterebbe la parola «fine» alle innumerevoli difficoltà che si stanno riscontrando nelle somministrazioni del farmaco attraverso l’inoculazione. Un sogno che presto, grazie alla scienza, potrebbe divenire realtà in tempi non poi così lontani. Tutto parte da Israele, dove la vaccinazione della popolazione procede in modo spedito e dove l’immunità di gregge è prossima a essere raggiunta. Grazie alla collaborazione tra la società israeliana Oramed Pharmaceuticals e l’americana Premas Biotech è nata la Orovax, ovvero la società farmaceutica che si pone come un unico obiettivo quello di sperimentare un vaccino orale anti Covid e lanciarlo sul mercato entro la fine del 2021.

Nel team della Orovax c’è un molfettese, Giovanni Facchini, 46 anni, biologo ricercatore, ormai in Israele da oltre cinque anni, ma con un passato negli Stati Uniti dove si è formato. «Stiamo lavorando a questo progetto con moltissima determinazione - spiega al telefono - ma nello stesso tempo con molto riserbo, in quanto i dati seppur confortanti sono tutti in fase di valutazione. Siamo vicini al raggiungimento di un obiettivo che potrebbe rivoluzionare e soprattutto velocizzare la lotta al Covid-19». Entusiasmo e determinazione nelle parole del biologo nato a Molfetta, ma vissuto per buona parte della sua vita negli Usa. «Dopo la laurea in Scienze biologiche conseguita a Bari - racconta Facchini - approfittando della presenza della mia famiglia nel New Jersey, decisi di proseguire gli studi negli Stati Uniti. Il dottorato di ricerca l’ho effettuato presso l’Università di Keystone per poi iniziare a lavorare per alcune note case farmaceutiche. Da quasi dieci anni sono alla Oramed, dapprima presso la sede statunitense, da cinque anni qui in Israele nei pressi di Gerusalemme». Insomma un talento pugliese al servizio dell’umanità. «Attualmente il team di ricerca di cui faccio parte - specifica il biologo molfettese - è confluito nella Oravax Medical che sta mettendo a punto un antidoto “in compresse”, che ha già mostrato risultati promettenti nei test sugli animali. La sperimentazione sull’uomo dovrebbe partire a giugno per poi completare l’iter con le autorizzazioni da richiedere alle diverse agenzie del farmaco». Proviamo a rivelare come funziona l’antidoto, per piacere.

«Dal punto di vista medico, si tratta di terapie proteiche che prendono di mira non solo la proteina Spike, proprio come i sieri Moderna e Pfizer, ma ben tre proteine strutturali del Coronavirus». L’assunzione del vaccino anti Covid in pastiglie, in base alla ricerca, ha prodotto anticorpi dopo una sola dose dopo i test clinici effettuati sugli animali, il cui genoma è molto simile a quello dell’uomo. «Il prodotto in fase di sperimentazione - puntualizza Facchini - è costituito da una base di lievito, che lo rende molto più economico al momento della produzione, rispetto agli altri antidoti sul mercato, e dovrebbe determinare molti meno effetti collaterali. Inoltre - sottolinea - le prime sperimentazioni hanno dato risultati soddisfacenti anche contro le mutazioni, persino contro le più recenti». Sperimentandolo da subito sugli animali, la joint venture israelo-americana ha osservato che il vaccino favorisce lo sviluppo degli anticorpi rafforzando le immunoglobuline G (IgC) e A (IgA). Lo stato mediorientale è uno dei pochi ad avere quasi raggiunto l’immunità di gregge. «Israele - sottolinea lo scienziato italiano - ha messo in cantiere questo vaccino per uscire totalmente dalla pandemia. Sia noi ricercatori che la popolazione siamo ormai convinti che il vero incubo è alle spalle. Qui non c’è più l’obbligo della mascherina all’aperto ed è possibile che entro la prima metà dell’estate il 90% della popolazione sia vaccinata. Siamo tornati a vivere quasi normalmente. Anche i dati clinici sono confortanti. Il numero di persone attualmente gravemente malate a causa del Covid si aggira intorno alle 200. A fine gennaio - conclude - la cifra era di circa 1.200»

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