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Nella loro lunga storia d’amore hanno visto la guerra, patito la fame, sofferto, sorriso, pianto e amato. Mancava la pandemia ma non basta la mascherina a impedire a Marco Milo, 103 anni e a sua moglie Pasqua Palmieri, 100, di sorridere con orgoglio dei loro 83 anni di matrimonio.

Oltre due secoli in due per l’arzilla coppia di coniugi convolati a nozze il 15 gennaio 1938, alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Nonno Marco non nasconde l’emozione. Il suo orgoglio è la sua divisa di bersagliere ciclista, indossata sul fronte slavo tra Zara e Spalato, bici e fucile in spalla tra valli e montagne. «Tempi duri», racconta mostrando le medaglie che adornano un angolo di casa insieme a vecchie foto. Sul tavolo lo storico cappello piumato, inseparabile compagno di viaggio e d’avventura del battaglione Zara.

I nonni, lucidissimi, fanno a gara a raccontarsi. Marco ricorda la fuga da Zara alla fine della guerra, a bordo di una barca con un cadavere tra i piedi. Sino a Vieste dove riuscirono a sbarcare e a raggiungere il paese tra stenti e sotterfugi.
«Era notte quando sentii bussare alla porta - racconta nonna Pasqua -, quasi non ricordavo più la sua voce. Marcuccio era tornato».

Pasqua prova a raccogliere memorie e sensazioni. «Ci siamo sposati nel ‘38 ed è partito subito. È tornato a guerra finita».
Un conflitto estenuante, vissuto tra i morsi della fame e la paura, il dolore, il freddo, la pleura. «Di lui non avevo notizie ma l’ho sempre aspettato - prosegue la moglie -. Nemmeno alla Croce Rossa di piazza Mercantile, a Bari, sapevano niente. E ogni volta tornavo a casa piangendo». Era il ‘43 quando Pasqua decise di fingersi moribonda per farlo tornare. «Pagai settanta lire un certificato medico che inviai al fronte - spiega la nonna -, solo così lo fecero tornare a casa per qualche giorno». Ma il ritorno sul fronte per Marco sapeva di incubo, non voleva più ripartire. Furono i fratelli a spingerlo nel treno. «È doloroso ricordare», ribadiscono insieme stringendo un secolo di vita in una breve conversazione.

Un patrimonio di memoria e di valori che riempiono di orgoglio l’intera famiglia, la figlia, i cinque nipoti, i tre pronipoti e i tanti amici. «Sembra la storia di un libro. Un libro di amore, avventura, storia e guerra. E invece è la vita di due nostri concittadini, con l’augurio che possano rappresentare un punto di riferimento valoriale e morale per tutte le coppie di Palo», dice il sindaco Tommaso Amendolara che per l’occasione ha donato loro una pergamena a nome dell’amministrazione comunale. Col sindaco anche il comandante delle Guardie campestri Vito Totorizzo.

Per l’occasione, l’imprenditore Michele Tullo ha donato alla coppia un albero di quercia, simbolo di stabilità, longevità e forza, nella consapevolezza che chi giunge a festeggiare gli ottant’anni di matrimonio può dire di aver davvero superato tutti i muri del tempo e della storia. Albero che, come conferma lo stesso sindaco, sarà piantato in un giardino comunale. E il segreto di questa lunga unione? «Amare Dio».

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