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Le paure tedesche e i timori italiani: industria e termosifoni ora rischiano

«Senza il gas russo l'Italia in tilt», parla il presidente di NE-Nomisma Energia

L’idea tedesca, almeno per il momento emergenziale, è quella di produrre più elettricità utilizzando il carbone, in modo da convogliare più gas verso gli stoccaggi e gli utilizzi per cui è ancora indispensabile

12 Luglio 2022

Dorella Cianci

Il Commissario all'Economia, Paolo Gentiloni, ha precisato che l’Ue è molto preoccupata per il rischio di stop delle forniture da parte della Russia, dal momento che sono aumentati i rischi che si realizzi uno scenario economico sempre più avverso.

Intanto, come ha scritto il New York Times, attraverso la voce di un’ottima analista, Bennhold, se in pochi hanno sentito parlare del comune tedesco di Lubmin, da Berlino a Washington quasi tutti conoscono il nome dei due gasdotti che arrivano direttamente dalla Russia, passando proprio per quell’area: Nord Stream 1, che trasporta quasi 60 miliardi di metri cubi di gas naturale; e Nord Stream 2, costruito per aumentare quel preciso flusso, ma bruscamente chiuso per l'attacco russo all'Ucraina.

Gasdotti come simboli di una Germania in affanno. Che fare?

La coppia di gasdotti appena citata, infatti, è diventata un simbolo gemello della pericolosa dipendenza della Germania, e non solo, dal gas russo - e dello sforzo tardivo e frenetico del Paese per ridurlo. I funzionari, in queste ore, a Berlino temono che Gazprom possa approfittare della chiusura di routine, già annunciata, per interrompere completamente l'approvvigionamento, ostacolando i piani della Germania: riempire cioè le riserve di stoccaggio del gas entro novembre, rafforzando le forniture per l'inverno.

Le strutture, in tutto il Paese, sono piene circa al 63%, ma se la Russia interrompesse completamente le forniture, oltre il periodo di manutenzione di 10 giorni, come dichiarato nei comunicati, l'obiettivo potrebbe diventare irraggiungibile. E la situazione preoccupante per tutta l’economia europea.

Intanto si compromette ancora il clima. Scholz ha modificato le leggi per proteggere l’integrità del mercato energetico e riattivare le centrali a carbone (a quanto pare, si crede erroneamente che la transizione ecologica possa attendere, nonostante la frase chiarissima e inquietante di Guterres: “La nostra dipendenza dai combustibili fossili ci sta uccidendo”).

L’idea tedesca, almeno per il momento emergenziale, è quella di produrre più elettricità utilizzando il carbone, in modo da convogliare più gas verso gli stoccaggi e gli utilizzi per cui è ancora indispensabile: il riscaldamento dei cittadini e le intere filiere industriali, che insieme assorbono due terzi del gas utilizzato in Germania.

E’ molto evidente, e quasi banale ribadirlo, il fatto che la situazione stia preoccupando (e non poco) anche l’Italia, poiché, come ben spiegato dall’ISPI e da ottime tabelle, il Nord Stream 1 era ancora una delle nostre principali fonti di approvvigionamento, nonostante gli urti e le sanzioni per la devastazione causata, in Ucraina, da Mosca. Non è il caso di preoccuparsi troppo per via dell’estate?

Sbagliato! E’ proprio in estate che abbiamo fatto, in passato, ottime scorte di gas per l’inverno e, come ha ricordato il Ministro Cingolani, potremo star davvero tranquilli soltanto nel 2024. Tuttavia è doveroso riconoscere che l’Italia di Draghi si sta dando molto da fare sul tema. Il nostro Paese, al momento, possiede riserve più ampie di quelle tedesche. I livelli italiani sono comparabili al 64%. Inoltre l’Italia può contare sugli approvvigionamenti in arrivo dai gasdotti mediterranei, che rendono l’esposizione del sistema-Paese alla Russia inferiore rispetto alla Germania.

Con i gasdotti esistenti non riusciremo a sopperire a una interruzione totale delle forniture di gas russo nel breve periodo. La soluzione più rapida sembrerebbe il gas liquefatto in arrivo via mare. Il GNL, in Italia, costituisce, ad oggi, il 20% delle importazioni totali e viene rigassificato e immesso in rete attraverso tre impianti (a Rovigo, La Spezia e Livorno). Ma i rigassificatori italiani stanno già lavorando al massimo della loro potenzialità e, per aumentare la loro capacità, Snam ha annunciato l’acquisto di una nave, che è al momento in viaggio verso l’Italia e arriverà ad agosto. Occorreranno poi altri mesi per il rilascio delle autorizzazioni.

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