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Davos, Zelensky in collegamento al World Economic Forum: Sanzioni massime contro Mosca

Davos, Zelensky in collegamento al World Economic Forum: Sanzioni massime contro Mosca

Economia: nonostante il Covid, il sistema commerciale globalizzato ha dimostrato di saper reggere, per ora, allo shock

24 Maggio 2022

Dorella Cianci

In queste ore, gli autorevoli ricercatori dell’ISPI fanno sapere che è sufficiente dare un’occhiata ai dati del commercio internazionale, usciti nel 2021, per comprendere come gli scambi globali hanno raggiunto – in valore – il livello record di 28,5mila miliardi di dollari, con un incremento del 25% rispetto al 2020 e del 13% rispetto al periodo pre-pandemia. Peraltro, nel 2020 la contrazione degli scambi internazionali è stata decisamente inferiore rispetto al 2009, quando la crisi finanziaria globale aveva avuto un impatto ben più pesante sull’economia globale. Questo significa chiaramente che, nonostante il Covid, il sistema commerciale globalizzato ha dimostrato di saper reggere, per ora, allo shock. Certamente, la guerra in Ucraina rappresenta un altro shock – il secondo, così grave, in meno di tre anni - inatteso e le cui conseguenze non sono ancora completamente chiare, neanche a livello della globalizzazione. Prima di tracciare scenari, è però importante capire quali sono gli elementi centrali di questa nuova crisi: energia, grano, costo delle ulteriori materie prime, aumento dell’emergenza alimentare. Lo scenario economico di questo conflitto è emerso anche all’edizione 2022 del World Economic Forum di Davos.

Partiamo da alcuni dati. Secondo il rapporto Commodity Markets Outlook, pubblicato dalla Banca mondiale, “La guerra in Ucraina ha inferto un grave shock ai mercati delle materie prime, alterando i modelli globali di commercio, produzione e consumo in modi che manterranno i prezzi a livelli storicamente elevati fino alla fine del 2024. L’aumento dei prezzi dell’energia negli ultimi due anni è stato il più grande dalla crisi petrolifera del 1973. L’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, di cui Russia e Ucraina sono grandi produttori, e dei fertilizzanti, che dipendono dal gas naturale come input di produzione, sono stati i maggiori dal 2008”. Lo "shock dei prezzi alimentari" è particolarmente al centro delle preoccupazioni per le prospettive di crescita mondiale. Lo ha detto peraltro, proprio a Davos, la direttrice generale del Fmi, Kristalina Georgieva, ricordando che se i prezzi energetici hanno visto una correzione, quelli alimentari "continuano a salire, salire, salire". Intervenuta a un panel del Forum, la Georgieva ha insistito sul fatto che il Fondo Monetario Internazionale non si aspetta - ma nemmeno esclude - la possibilità di una recessione globale: “Ricordo che abbiamo abbassato le prospettive di crescita ad aprile per 143 Paesi, l'87% del Pil". Sul rialzo dei tassi d'interesse – ha sempre evidenziato la direttrice- da parte della Bce "l'accordo è praticamente fatto, perché c'è consenso crescente e c'è la determinazione a riportare l'inflazione al 2%”. Francois Villeroy de Galhau, presidente della Banca di Francia e membro del Consiglio direttivo Bce, ha invece dichiarato: “Non mi focalizzerei troppo su cosa la Bce farà a luglio o agosto, la cosa importante è che abbiamo una roadmap".

Importante anche accennare alla richiesta avanzata dall’ Ucraina, attraverso l’intervento del suo presidente: "Vi invito a prendere parte a questa ricostruzione", ha precisato. "Serve sbloccare i nostri porti marittimi. Bisogna usare tutti i canali diplomatici, perché da soli non possiamo lottare contro la Russia". Lo ha detto il presidente Zelensky, concludendo: "Noi parliamo con la Commissione europea, il Regno Unito, la Svizzera, la Polonia, e l'Onu e chiediamo loro di prendere misure per un corridoio per l'export del nostro grano e dei cereali, altrimenti la penuria avrà effetti sul mondo e ci sarà una estensione della crisi energetica".

Che cosa succederà? Non è facile poterlo dire, ma interessanti fissare alcuni paletti. Torniamo dunque a quanto studiato dall’Ispi. Ad oggi, lo scenario più probabile, almeno in relazione alla globalizzazione, è quello ottimistico, perché nessuno dei principali attori in campo ha l’interesse a rinunciare alla fitta rete di rapporti economici che è dovuta proprio alla globalizzazione stessa. Smantellare adesso queste interdipendenze porterebbe a una frammentazione insopportabile per tutti i principali attori: Cina, Stati Uniti, UE.

Due sviluppi dell’economia mondiale andranno però tenuti attentamente sotto controllo. Il primo è di breve periodo ed è rappresentato dalla crisi del multilateralismo e delle organizzazioni internazionali. In tema economico, l’esempio principale è racchiuso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che da anni produce risultati parziali e limitati in materia di accordi tra Paesi, ed è bisognosa di riforme, che le attuali tensioni potrebbero ulteriormente ritardare. La seconda area di possibili cambiamenti invece riguarda il medio-lungo periodo ed è legata al sistema monetario e ai mercati finanziari, in conseguenza di una crescente frammentazione nel sistema dei pagamenti internazionali (tendenza che le sanzioni alla Russia potrebbero accelerare). È presto per dire se potremo vedere la fine della supremazia del dollaro, ma da questa crisi geopolitica potrebbero svilupparsi iniziative parallele, per esempio guidate dalla Cina. 

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