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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Metaponto

Migranti, riecco la «tendopoli»
sotto il sovrappasso per il Lido

Migranti, riecco la «tendopoli»  sotto il sovrappasso per il Lido

di Pino Gallo

METAPONTO - E così sono tornati a dormire sotto le stelle. Con l’inverno alle porte si è ricostituita la tendopoli dei migranti africani sotto il sovrappasso che porta al lido di Metaponto. Sfrattati all’inizio dell’anno dai containers che li ospitavano sulla strada che porta al Parco archeologico di Metaponto, riempito lo zaino con le loro cose il popolo dei barconi si è messo alla ricerca anche di altre sistemazioni di fortuna, occupando opifici e case coloniche abbandonate. Si parla anche di un giro di prostituzione all’interno stesso di alcune di queste strutture e di bar autogestiti. Intanto molti di essi hanno trovato impiego nelle aziende agricole del metapontino.

Non importa se in nero o in regola con la legge. L’importante è per loro dare un senso alla giornata e mettere in tasca una manciata di euro dopo un numero variabile di ore di lavoro sotto il sole micidiale di agosto o sotto gli aghi pungenti dell’inverno. Sono organizzati in squadre omogenee per etnie, religione, provenienza geografica e capacità operative. Partono all’alba su furgoni guidati da loro connazionali, cui pagano il passaggio e spesso anche dazioni non previste dalla legge e sciamano verso le aziende agricole che li aspettano per svolgere le campagne di raccolta. Durante il Ramadan i musulmani più osservanti, mentre caricano tonnellate di angurie sui camion in mezzo ai campi arroventati dal sole d’agosto, non bevono nemmeno un sorso d’acqua pur di rimanere fedeli al divieto imposto dalla religione.

Altre volte arrivano a digiuno al lavoro perché alle cinque del mattino nessun bar è ancora aperto e allora vi provvede il loro datore di lavoro con tè, caffè e brioche e loro gradiscono e ricambiano, lavorando una manciata di minuti in più per disobbligarsi dell’atto di cortesia e di umanità dell’uomo bianco proprietario dell’azienda e che lavora insieme a loro e per tutta la giornata, dando l’esempio. Ma anche per sorvegliare discretamente ed intervenire sui loro capi squadra in caso di comportamento non adeguato alle circostanze. Un’educazione che si manifesta anche il giorno della paga. Se il titolare dell’azienda non è ancora rientrato in azienda aspettano fuori dal cancello per non disturbare i familiari rimasti in casa. Insomma il contrario di quello che si è portati a credere.

E poi ci sono quelli che ancora possono godere dell’accoglienza in albergo, dove possono soggiornare con tutti i confort, fare una partita di calcio, tenersi in contatto telefonico con i loro cari rimasti in Africa. Spesso si tratta di cittadini laureati che parlano anche diverse lingue, di funzionari dei loro Stati di provenienza fuggiti dalla guerra civile richiedenti asilo politico o il riconoscimento dello status di rifugiati perché oppositori dei regimi dittatoriali. Molti di loro si annoiano e vorrebbero continuare a svolgere nel paese ospitante almeno una parte delle loro professionalità, percependo una paga regolare. Ma tanti i vincoli che si contrappongono, scontrandosi con i desideri legittimi degli italiani in cerca di lavoro che li considerano dei privilegiati, con la paura verso quelli che abbandonati a se stessi, stanno ingrossando le fila della criminalità e delle sacche di emarginazione storica. Nel frattempo gruppi di volontari distribuiscono coperte e viveri di prima necessità. Altri pensano di aprire una scuola per insegnare l’italiano, la Costituzione ed il codice della strada per essere visti di sera ed evitare il ripetersi di investimenti mortali come è capitato la scorsa estate.

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