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Matera, timori per pet coke
il Comune sotto «assedio»

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Carmela Cosentino
Cinquantatremila tonnellate di pet-coke stanno per raggiungere lo stabilimento Italcementi di Matera. Un prodotto di scarto della filiera petrolifera ritenuto da molti esperti altamente inquinante, tossico e cancerogeno (che richiede estreme precauzioni persino nello stoccaggio e movimentazione). E’ già sbarcato nel Porto di Taranto, come ammesso dalla stessa Italcementi, e sarà presto bruciato nello stabilimento situato a ridosso del Parco della Murgia materana e della città dei Sassi. Il Movimento 5 stelle dopo aver presentato negli scorsi giorni interrogazioni al Comune e alla Regione, ha invitato i cittadini a riunirsi ieri mattina nel piazzale del Palazzo di Città per discutere delle iniziative da intraprendere per bloccare l’arrivo del pet-coke.

Nonostante la partecipazione non sia stata massaccia, hanno partecipato tra gli altri il consigliere comunale Francesco Paolo Manicone e l’assessore all’ambiente del Comune di Santeramo Marianna Labarile, le proposte non sono mancate, da quella di bloccare l’arrivo del prodotto con una partecipazione di massa alla richiesta di controlli più ferrati con la creazione di un laboratorio indipendente alla parti che fornisca dati certi e puntuali. “Controlli oggi affidati all’Arpab come stabilito dal Protocollo di intesa firmato nel 2011 con il Comune e la Regione - ha spiegato l’assessore comunale all’ambiente Adriana Violetto che ha aggiunto - Il Comune non ha grandi poteri in maniera ambientale, spettano ad altri Enti ma può pretendere chiarezza sui dati e sulla raccolta di dati. Stiamo infatti cercando di migliorare il Protocollo per arrivare a fare chiarezza sui risultati e le attività dell’Italcementi.”

Presente all’incontro il consigliere regionale Gianni Perrino che ha sottolineato che il “protocollo d’intesa firmato da Comune di Matera, Arpab, Italcementi e Regione di fatto non è mai stato rispettato, da quello che è emerso durante le commissioni regionali. Il biomonitoraggio per il quale erano previste 23 centraline di osservazione ambientale tuttora fuori uso perché vandalizzate o deterioriate, quindi noi non sappiamo cosa sia avvenuto anche se la Regione ha investito risorse per questi monitoraggi. Noi non vogliamo lanciare allarmismi ma in questo quadro di incertezza vogliamo metterci un punto fermo”. Tra gli interventi quello di Carmela La Padula attivista e ambientalista materana che ha subito sottolineato quanto la comunità materana non stia reagendo nella giusta misura.

“Agire vuole dire prendere consapevolezza – ha puntualizzato - Ci sono problemi davvero importanti che riguardano tutti. Dovremo far venire meno situazioni che non portano futuro per noi e per i nostri figli. Le persone dovrebbero essere più presenti e dovrebbero partecipare di più. Dobbiamo riuscire a trovare il modo di unire le forze. Dobbiamo far sentire alle Istituzioni questa pressione, altrimenti le istituzioni la pressione la subiranno solo dalle multinazionali del petrolio che ci compreranno con sagre, concerti e Matera 2019. Dobbiamo dire no a tutto questo”. Da qui l’invito di Luciano Melillo attivista del Movimento 5 Stelle. “Chiamate che avete votato e fate pressione, non è vero che la pressione al Comune non conta nulla”. A chiudere gli interventi, il consigliere comunale M5S Antonio Materdomini . “Questa giornata deve esser e il punto di partenza su cui lavorare. Il 14 si terrà il Consiglio comunale nella sala provinciale, siete invitati a partecipare per rendervi conto di ciò che accade. Fino ad allora l’appuntamento è per domenica 10 in piazza dove saremo presenti con un punto informativo”.

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