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Pet coke, spunta alleanza
tra Wwf e Parco della Murgia

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Sostenendo l’«indifferibilità di un’indagine epidemiologica accurata sulla popolazione» il Wwf Matera si allea al presidente in proroga dell’Ente Parco della Murgia materana, Pierfrancesco Pellecchia, del quale condivide e sostiene la sua netta posizione di contrarietà all’uso di pet-coke come combustibile, «materiale pericoloso per la salute umana e l’ecosistema naturale – sostiene in una nota l’associazione ambientalista – checchè ne dicano le rassicurazioni faziose e dozzinali di talune parti in causa».

L’associazione del Panda fa conoscere il suo punto di vista dopo la notizia dell’arrivo al porto di Taranto di un carico di 53 mila tonnellate di pet-coke, «pericoloso derivato di scarto del petrolio», per la quale «è tornata di stretta attualità la questione della combustione di tale combustibile pericoloso per la produzione di cemento da parte dell’impianto sito a pochi km dall’abitato di Matera e praticamente adiacente al Parco regionale della Murgia materana, area Zsc (Zona di conservazione speciale)».
Dopo essere partiti dalla premessa che il Wwf «sostiene convintamente in tutta Italia la lotta contro l’incenerimento dei rifiuti, in qualsiasi impianto avvenga», i responsabili materani dell’associazione dichiarano l’intenzione di «proseguire la battaglia di contrasto ideale e fattivo a questa pratica dannosa per l’ambiente e la salute pubblica, oltre che inutile sul piano della riduzione dei rifiuti».

Il Wwf Matera si schiera quindi con il presidente dell’Ente Parco e, «avendo appoggiato sin dalla nascita il Comitato no inceneritore locale, si dice pronto a sostenere tutte le azioni necessarie per scongiurare il perpetuarsi dell’uso di questo residuo tossico dell’industria petrolifera, contenente Ipa, zolfo e metalli pesanti, assoggettato alle regole per il trasporto di materiali pericolosi, pur non essendo più classificato rifiuto dal 2002, grazie ad un contestato dettato normativo e senza alcun supporto scientifico. Oltre allo strumento delle petizioni europee, ribadiamo, come scritto anche nella nota del presidente Pellecchia, l’indifferibilità di un’indagine epidemiologica accurata sulla popolazione per valutare effettivamente quale effetto hanno provocato le emissioni nocive in questi lunghi anni, ottenibile tramite lo strumento della Vis (Valutazione impatto sanitario), cosa per cui già erano state raccolte delle firme un anno e mezzo fa dal comitato di cui sopra; peraltro avendo l’impianto dell’Italcementi chiesto una modifica dell’autorizzazione ambientale da parte della Regione, per bruciare fino a 60 mila tonnellate annue di rifiuti vari, denominati Css senza sostituire minimamente il succitato pet-coke, l’ente Regione avrà una grande responsabilità nel far seguito o meno a queste urgenti sollecitazioni».

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Commenti all'articolo

  • R.Sorgenti

    01 Settembre 2017 - 11:43

    L'ennesima azione demagogica che rischia solo di produrre importanti danni e la perdita di lavoro. Questo prodotto è normato dalla legge per il suo utilizzo in impianti industriale che debbono essere dotati degli opportuni sistemi di filtraggio allo scopo di prevenire emissioni dannose in atmosfera. Vista la crisi del settore cemento, un combustibile più costoso causerebbe la chiusura impianto!

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