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specie selvatiche

Un triplo fiocco «alato»
nel Parco della Murgia

Un evento per l'area protetta. Sono nati tre piccoli e rari esemplari di cicogne nere

cicognine nel parco murgia materana

di ENZO FONTANAROSA

MATERA - Sono ben tre i fiocchi da appendere sul nido di una coppia di cicogne nere (Ciconia nigra) nel Parco della Murgia materana. I piccoli cicognini sono nati i primi giorni di maggio, dopo una cova durata per tutto il mese precedente. «Siamo molto soddisfatti di questa nascita se consideriamo che si tratta di una specie rara e per certi versi in via di estinzione. In tutta Italia sono poche le coppie di cicogna nera e ci fa indubbiamente tanto piacere che i due esemplari nostri ospiti siano riusciti a portare a termine la cova», afferma Pier Francesco Pellecchia, presidente dell’Ente parco. Che, poi, aggiunge: «I tre cicognini stanno crescendo ed entro la fine di giugno dovrebbero iniziare a fare le prime involate, a spiegare le ali per i loro primi piccoli voli».

La famigliola alata, intanto, continua a essere sotto osservazione. Ma con la discrezione opportuna e dovuta. «Per non disturbare la covata – continua Pellecchia – si è fatto sì che non vi fosse alcun tipo di turbativa. Tant’è che escursioni o attività nel Parco sono state fatte proprio in questa ottica, per queste cicogne nere ma anche per le altre specie che nidificano in questo periodo nel territorio del Parco della Murgia. Per osservare e fotografare le cicogne e i loro piccoli, infatti, si è provveduto a farlo a distanza e dalla parte opposta della Gravina, rispetto al costone dov’è il nido. Era importantissimo che la covata non fosse disturbata allora, lo è di sicuro anche ora che ci sono i cicognini. Appassionati di ornitologia o di fotografia naturalistica, pur nel rispetto, potrebbero involontariamente, e in ogni caso, risultare elementi di disturbo. Adesso aspettiamo che, crescendo, i piccoli assumano in previsione degli involi, il loro caratteristico piumaggio nero».

Sulla specie, in particolare, esiste a livello nazionale un coordinamento di esperti e ornitologi che attraverso il suo studio l’osservazione è impegnato alla conservazione della specie stessa. Si tratta del “GliCiNe”, cioè il Gruppo di Lavoro Italiano sulla Cicogna nera, del quale fa parte Matteo Visceglia, l’infaticabile responsabile del Cras (Centro recupero animali selvatici) di Matera.

«Il Gruppo – spiega – segue la specie da diversi anni in tutti i territori nazionali, facendo il punto della situazione sulla loro riproduzione in modo da comprendere l’andamento delle coppie, se aumenta la popolazione o resta stabile stabile. La Basilicata, dai dati che personalmente ho raccolto e messo a confronto con quelli di altre regioni, attualmente presenta il maggior numero di coppie, la prima delle quali la individuai nel 2000. Già da prima, però, le seguivamo ma non avevamo ancora dati certi sulla riproduzione e nidificazione. La prima coppia storicamente accertata e documentata in Basilicata aveva nidificato nella Valle dell’Agri. Attualmente, ce ne sono 6 o 7 e per la cova il tutto varia di anno in anno: può anche capitare che la coppia di cicogne non si riproduce». Si tratta di una specie rara «ma in fase di espansione in Italia. Fu nel 1994 che in Piemonte fu scoperto che nidificava da parte di Lucio Bordignon, il coordinatore di “GliCiNe”, uno tra i maggiori esperti della specie con cui mi confronto e ho contatti da tempo, ed è stato anche da queste parti per osservare il nostro territorio e il suo ambiente come sia idoneo a questa specie».

Anche Visceglia ribadisce quanto sia necessario «monitorare la specie nel riserbo per non creare curiosità e situazioni di disturbo. Io stesso ho verificato situazione in cui nidi di cicogna nera, anche da queste parti, siano stati abbandonati a causa del disturbo di fotografi o curiosi. Sono situazioni che hanno effetto negativo, per alcune specie occorre sempre avere un atteggiamento di riservatezza», In particolare, sul territorio materano «ne ho censito addirittura 3 coppie; il numero è variabile a seconda degli anni. Nel Parco è una presenza importante, così come di altre specie, perché è un’area con caratteristiceh uniche. Sarebbe stato strano se non ci fossero. Magari potrebbero essercene di più, se ci fossero meno problemi di inquinamento del torrente Gravina. Perché le cicogne si alimentano nei corsi d'acqua e vicino ad essi».

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