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L'impianto di Jesce

Ferrosud vuole recuperare
veicoli ferroviari fuori uso

Ferrosud vuole recuperareveicoli ferroviari fuori uso

Ci sono leggi dello Stato, come la 209 del 2003 e la 152 del 2006, che disciplinano le attività legate alla messa in sicurezza per la demolizione, per il recupero di materiali e per la rottamazione di veicoli a motore e di loro parti. Direttive che contemplano, allo stesso tempo, la necessità di realizzare impianti a norma in grado di effettuare lo smaltimento e il recupero di materiali da mettere in sicurezza e, possibilmente, da riciclare in nuovi processi produttivi.

Rientra in questa tipologia di attività quella che ha in animo di realizzare la Ferrosud nella zona industriale di Jesce. La storica azienda attiva dagli anni Sessanta a cavallo tra Puglia e Basilicata, nei giorni scorsi, ha chiesto la verifica della valutazione di impatto ambientale relativamente a un progetto di implementazione, nella stabilimento della società, per quanto riguarda le attività relative al recupero di veicoli ferroviari fuori uso.
Vale per la Ferrosud come per tutti gli enti o le Imprese che intendono realizzare o modificare impianti di recupero, è necessario seguire una certa procedura, una precisa modalità di permessi e richieste di autorizzazioni per avviare l'esercizio degli impianti. In fase di screening è necessario presentare agli enti pubblici interessati, nel caso specifico al Comune, uno studio preliminare ambientale e tre relazioni tecnico descrittive riguardanti rispettivamente il comparto delle attività, l'impatto acustico e le emissioni in atmosfera.

Conclusa la parte riguardante le necessarie autorizzazioni, i lavori di realizzazione dell'impianto dovranno avere inizio entro un anno dalla data di approvazione del provvedimento e terminare entro tre anni (in caso di nuovo impianto). Ovviamente, l'esercizio dell'impianto potrà essere attivato solamente a seguito di verifica da parte degli enti preposti ai controlli del completamento delle opere previste.

Tra i circa 120 dipendenti che prestano la loro attività all'interno dello stabilimento Jesce - un numero che tiene conto anche dei lavoratori delle ditte esterne - non è che commentando questa possibilità fanno i classici salti di gioia. Tanto più che questa iniziativa ha subito una serie di rallentamenti a livello di sua maturazione burocratica. Eppure si tratta di una possibilità, un’opportunità che non può certe nuocere all'insieme della attività della Ferrosud e che dovrebbe e assumere i connotati di quei procedimenti e pratiche di bonifica positiva nei confronti della salvaguardia dell’ambiente.

Il problema è che c'è sicuramente molta differenza tra smantellare vecchie carrozze e realizzarne di nuove, potendo contare su standard di qualità che questa realtà industriale ha saputo dimostrare a livello mondiale quale azienda leader nel settore del materiale rotabile. Il paradosso, non remoto per la verità, viaggia curiosamente su questo binario, nel senso che, niente di strano, una volta costituita l'area per per il recupero dei veicoli ferroviari fuori uso, si presentino a rapporto dei vagoni che hanno visto la luce per la prima volta proprio a Jesce. Nessuno, tuttavia, smette di sperare da queste parti che la luce si accenda nuovamente sulle eccellenze produttive tra Puglia e Basilicata, magari con forza anche maggiore.

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