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In Puglia e Basilicata

IL FENOMENO

Irsina accoglie i «nomadi digitali», il telelavoro per ripopolare i borghi

Irsina accoglie i «nomadi digitali», il telelavoro per ripopolare i borghi

Il comune di Irsina nel Materano

L’esperienza del comune del Materano fa da apripista a un fenomeno in crescita: così nasce la «rete» delle professionalità 3.0

27 Giugno 2022

Massimo Brancati

IRSINA - Ma siamo così sicuri che la qualità della vita sia migliore nelle grandi città? Traffico impazzito, distanze abissali tra un punto e l’altro della stessa metropoli, rapporti sociali difficili da costruire, vicini di casa sconosciuti, quotidianità esasperata dai tempi, quelli di percorrenza verso il luogo di lavoro. Lo smart working «imposto» dalla pandemia ha dimostrato quali sono le opportunità offerte dal telelavoro al punto da creare il fenomeno dei «nomadi digitali», persone impegnate in professioni che non richiedono la presenza fissa in un posto. Tutto il «mondo produttivo» è racchiuso in un computer e in una connessione internet. Insomma, si può lavorare per una ditta di New York anche standosene in panciolle in un paesino dell’entroterra lucano. Dove i rapporti umani sono quelli di una volta e la vita scorre in maniera meno frenetica, riscoprendo valori, sapori e il gusto delle piccole cose.

Nei piccoli paesi svuotati dall’emigrazione si sta assistendo a una seppur piccola inversione di tendenza sul fronte demografico: i giovani che vanno via vengono in qualche modo rimpiazzati dai «remote worker». Ci sono comuni che hanno capito l’importanza di intercettare questo flusso di «smart worker» come Irsina (Matera) che ha aderito alla rete nazionale dei «nomadi digitali». Non è un caso che Irsina faccia da apripista: l’antica Eufemia (il vecchio nome di Irsina) è divenuta il simbolo dell’accoglienza e dell’integrazione. E della rigenerazione urbana, come spiega il sindaco Nicola Massimo Morea, visto che molti stranieri che hanno acquistato case nel centro storico ristrutturandole. «Dalla pandemia – dice il primo cittadino – dobbiamo trarre una lezione di vita, quella di riappropriarsi dei propri tempi e di una qualità di vita migliore di quella delle grandi città. Per conseguire tale obiettivo sono indispensabili infrastrutture e servizi appropriati. È cioè fondamentale che le amministrazioni locali si dotino dei più moderni strumenti tecnologici e offrano servizi, come spazi, connessioni ultra-rapide, asili nido e altro, che incentivino il lavoratore a trasferirsi in piccoli scrigni dove, indubbiamente, si vive meglio».

Il Comune di Irsina ha deciso di stimolare l’arrivo in città di «smart worker» attraverso un bando che finanzia il 50 percento del fitto di un immobile a coloro che decidono di trasferirsi ad Irsina per almeno 6 mesi. Un primo esperimento che sta dando frutti importanti. E che traccia una strada da percorrere per tutti gli altri piccoli paesi. N’è convinto l’amministratore del consorzio turistico «Terre di Aristeo», Saverio Lamiranda, il quale riferisce i risultati di uno studio condotto dall'associazione italiana nomadi digitali e da Airbnb (intervistando un campione di oltre 2.000 lavoratori da remoto o in procinto di fare i bagagli) che ridisegna l’identikit del nomadi digitali 2.0, per i quali il Parlamento nel decreto sostegni ter ha previsto agevolazioni e per gli stranieri un «visto» di soggiorno apposito. Non si tratta più di ventenni, single, freelance della tecnologia al lavoro da qualche remota località, ma in prevalenza di esperti di marketing e comunicazione over 35, che si spostano con il partner e non disdegnano di soggiornare oltre 3 mesi in Italia, meglio se in una delle regioni del Sud. «I nostri borghi – afferma Lamiranda – si sfideranno per attirare i lavoratori a distanza e ciò porterà a una ridistribuzione dei luoghi in cui le persone viaggiano e vivono. È, dunque, essenziale attrezzarsi alla sida. Oltre, ovviamente, a garantire la fibra e internet veloce, l’ospitalità intesa prima di tutto come ricettività e servizi è il fattore determinante per la scelta del “remote worker”. Attrarre i nomadi digitali nella nostra regione - conclude Lamiranda - rappresenta una grande opportunità per differenziare l’offerta turistica tradizionale e sviluppare progetti innovativi con un forte impatto sociale».

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