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Degrado e inciviltà a Matera, il «Boschetto» è terra di nessuno

Degrado e inciviltà a Matera, il «Boschetto» è terra di nessuno

Il Boschetto di Matera

Lo sfogo di chi lavora nella zona. «Ci vorrebbero più pulizia e la videosorveglianza»

02 Giugno 2022

Enzo Fontanarosa

MATERA - «Venga qui, venga a vedere. Se non provvedessi a farlo io di persona, qui si accumulerebbe pattume che non ha neppure l’idea. Che figura, con i forestieri. Io lo faccio principalmente per l’attività dove lavoro. Ma la città non ne esce bene». Ana Georgieva Popova è intenta a ramazzare sulle scale che, attraversando il “Boschetto”, come i materani lo conoscono, portano da via Lucana, e dunque dal centro, a via Castello, al cospetto del maniero che fu del conte Tramontano. Ana fa parte dello staff del Paradiso del Boschetto, un bar-ristorante che è, a sua volta, una piccola oasi in quello che è il polmone verde più a ridosso del salotto buono di Matera.

Un parco urbano il quale, basta farsi un giro, non è certo un biglietto da visita per i turisti. Tanti vi passano, altri potrebbero trovare riparo dal sole cocente. Acqua no: l’unica fontanella, rotta, è un monumento alla sua originaria funzione. «In certi giorni, ora, il parco è invaso da folle di ragazzini, quelli delle gite scolastiche – continua Ana –. Io pulisco non solo ciò che è pertinenza del bar. Non vorrei che si pensasse che siamo noi gli zozzoni. Mi spingo anche più giù lungo la scalinata, per evitare equivoci con i possibili avventori. Ragazzi maleducati rompono bottiglie, lasciano immondizie, specie di sera o di notte. Evitiamo di servire loro alcunché, purtroppo vanno altrove a rifornirsi. Ma oltre il mio dovere non posso andare, c’è la nostra attività da mandare avanti. Perché non mettere telecamere e più illuminazione per scoraggiare gli incivili?».

La signora Ana, poi, ribadisce che «in questo periodo, quasi ogni giorni ci sono scolaresche. Non giovano ai nostri affari. Ma questo ci importa poco o relativamente. Perché, di contro, lasciano di tutto e di più, facendo traboccare i cestini della spazzatura. Questi ultimi, poi, vengono svuotati massimo due volte a settimana, ma non viene spesso raccolto ciò che resta per terra e intorno. E, allora, lo faccio io».

Il parco comunale, che in realtà e dedicato a San Giovanni Paolo II, al termine delle scalette porta nella zona del Parco del Castello. Qui, c’è anche un’area di sguinzagliamento per cani. «È una giungla, un groviglio di erbe quasi impenetrabile. Non faccio neppure entrare il mio cane, si perderebbe nella vegetazione ormai secca – spiega Alessio Paternoster –. Passo dal Boschetto per farlo passeggiare, giusto perché si sgranchisca. Qui, voglio dire, la situazione è pessima. Anzi, lo definirei un porcile, dove gli incivili d’ogni origine e età la fanno da padrone. Non si contano i vetri rotti delle bottiglie fracassate per il loro stupido divertimento. Sono celati pure nell’erba alta e, quindi, pericolosissimi. E poi carte e buste a non finire. Credo che una videosorveglianza sia quanto mai opportuna. In pieno centro c’è tutto questo degrado che non va assolutamente bene».

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