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In Puglia e Basilicata

patrimonio ferito

Matera, antenne e lamiere offuscano i Sassi: colpa del cablaggio incompiuto

Sassi di Matera con antenne

Fermi gli interventi su «recupero in termini di residenza e vincoli ambientali e paesaggistici»

07 Maggio 2022

Donato Mastrangelo

MATERA -  Il panorama dei Sassi “inquinato” da vecchie antenne tv e paraboliche ma anche da coperture in lamiera di fortuna e altre situazioni di dubbio decoro che snaturano l’entità stessa del sito patrimonio dell’Unesco. Sassiland dietro l’angolo. È l’altra faccia degli antichi Rioni ammirati ogni anno da migliaia di turisti che magari sostano in luoghi strategici della città per l’immancabile selfie oppure per scattare suggestive foto con vista sul Caveoso e sul Barisano.

Uno spettacolo poco edificante, quello della selva di antenne e di immobili incustoditi o non messi adeguatamente in sicurezza, che non depone bene per la porta del turismo della Basilicata.
Il progetto di Open Fiber, società compartecipata da Enel e Cdp Equity annunciato nel 2017 attraverso un accordo stipulato con il Comune di Matera, avrebbe consentito, attraverso la posa in opera della fibra ottica e la realizzazione della banda ultra larga a 1 Gigabit al secondo, di rimuovere successivamente anche le fastidiose paraboliche dai Sassi.

Di fatto l’intervento con la tecnologia Fiber To The Home (FTTH – fibra fino a casa, che la società avrebbe comunque dovuto eseguire in autofinanziamento, è rimasto monco almeno per la parte del centro storico. Ma la giungla delle antenne non è l’unica criticità presente in ordine al rispetto dei Rioni per i quali, lo ricordiamo, lo Stato ha emanato anche una legge speciale, la n°771 del 11/11/1986 «Conservazione e recupero dei rioni Sassi di Matera», che all'articolo 1°, comma 1° dichiara: "La conservazione ed il recupero architettonico, urbanistico, ambientale ed economico dei rioni Sassi di Matera e la salvaguardia del prospiciente altipiano murgico sono di preminente interesse nazionale".

La stessa legge stabilisce che il Comune ha il ruolo di soggetto attuatore, tramite i programmi biennali, in cui si definisce l'articolazione degli interventi nei Sassi relativamente al "recupero in termini di residenza, anche di interesse socio-economico, ed attrezzature pubbliche, nonché dei vincoli ambientali e paesaggistici". Gli strumenti attuativi della legge 771/86 sono i Programmi Biennali, relativi rispettivamente al Sasso Barisano e al Sasso Caveoso. Il primo programma biennale fu redatto dall'Ufficio Sassi con la consulenza del gruppo Giura Longo ed è approvato nel 1988 mentre il secondo risale al 1994 e fu redatto, sempre dalla stessa struttura tecnica del Comune di Matera con la consulenza dell'architetto Lorenzo Rota al quale fu affidato anche l’incarico per il terzo programma biennale. Lo strumento urbanistico fu adottato nel 2005 e poi approvato definitivamente con la giunta presieduta dal sindaco Salvatore Adduce ed assessore al ramo Ina Macaione, nel 2012 e veniva in buona sostanza inquadrato nel più complessivo Piano generale di recupero che andava a delineare una serie di modifiche ed integrazione a quando già era stato fatto nei precedenti Piani biennali.
Intervento, anche in questo caso, concretizzato soltanto parzialmente perché nel frattempo stava per arrivare l’onda lunga di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura con l’impatto turistico che ne conseguiva.

Tutto bene, sia ben chiaro, sul piano delle presenze turistiche e delle ricadute economiche ma, probabilmente, a pagarne dazio era la tutela di un patrimonio unico al mondo quanto estremamente delicato sul piano della sua preservazione. «Si è perso un po’ di vista - dichiara l’architetto Rota - l’interesse primario di garantire prima di tutto la tutela dei Sassi. Non dimentichiamo che la stessa legge 771/86 era nata con l’obiettivo di riportare la gente nei Sassi mentre negli ultimi anni il concetto di residenza negli antichi Rioni è stato considerato piuttosto in maniera marginale. Il rischio non è solo di favorire un turismo di massa, poco consapevole e non rispettoso dei luoghi ma anche di mettere a dura prova il patrimonio, con il fortissimo carico antropico». Insomma serve mettere in campo strumenti attuativi ma anche aprire una riflessione sull’offerta turistica. «Molti residenti - rammenta Rita - stanno andando via dai Sassi».

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