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L'INTERVISTA

Matera, la rinuncia di Vespe alla candidatura

«Quadro politico frammentato e bande l’una contro l’altra armate»

Matera, la rinuncia di Vespe alla candidatura

Le osservazioni sono il suo forte in campo lavorativo. Ma questa volta le estenderà ai giochi della politica. «A questo giro ho fatto passo», dice Franco Vespe, 60 anni, astronomo del Centro di geodesia spaziale di Murgia Tirlecchia, dopo la rinuncia a candidarsi. «Ho prenotato un posto in poltronissima e da lì mi godrò lo spettacolo», ironizza. Non c’è stato nessun calcolo nelle sue decisioni. Non certo i numeri di voti del suo bacino elettorale. A chi lo aveva subito escluso da una ipotesi di ballottaggio, ricordando i precedenti, ha risposto sciorinando dati a modo suo. «1994: candidato sindaco Ppi a 34 anni; 3686 voti a me, 3500 alla lista. 2015: candidato sindaco di una lista da maledetta dozzina; 510 voti a me, 178 alla lista. In tutto 4196 voti a me, 3678 alle liste: +12%. Chi mi tratta da scarpa vecchia dicendo che io non porto valore aggiunto elettorale li ha mai letti questi dati?», ha scherzato nella sua pagina Facebook. «Datemi una leva e solleverò il mondo. Ma se la leva non l’ho mai avuta come potrei farcela ad arrivare al ballottaggio?», commenta più seriamente in una intervista alla Gazzetta.

Nel toto candidati sindaci era stato fatto anche il suo nome. Per quali ragioni ha deciso invece di rimanere alla finestra?

«Non c’erano le condizioni. Vedo il quadro politico molto frammentato. Abbiamo a che fare con bande l’un con l’altra armate. Non si può fare un discorso corale, serio. Manca la buona volontà. C’è solo la voglia di vincere, o di prevaricare. Di programmi e di cosa fare per il futuro non si parla. Io sono uno dei pochi che considera i programmi importanti. E ancora di più le idee. Ma ne circolano molto poche. Senza idee non si costruisce nessun futuro. I riflettori di Matera 2019 si spegneranno e andremo incontro ad altri trent’anni di oblio».

La città esce dall’annus mirabilis da capitale europea della cultura ed entra nell’annus horribilis della epidemia, con tutti i riflessi devastanti su una economia in crescita. Come è possibile che le idee non siano al primo posto della riflessione politica?

«La politica è un’azione corale. Se diventa personalistica vuol dire che il nostro tessuto sociale è corrotto, innanzitutto dal punto di vista morale, e questo ha conseguenze anche sul piano economico. Quando la compagnia non c’è, languono anche i programmi. Sì, puoi essere anche vox clamans in deserto, ma è una figura eroica che non serve a nulla. Il pregio di Matera però è che non ha bisogno dei suoi abitanti per sopravvivere. Si presenta bella da sola. È chiaro che se riuscissimo a realizzare strategie di respiro, la città potrebbe avere una esplosione ed essere lanciata in orbita. Altrimenti è destinata ad essere una delle tante città del Sud abbandonate a se stesse. Ieri sono stato a Taranto e sono rimasto scandalizzato dalle condizioni del suo centro storico. Spero non si arrivi a quello. Al contrario di Bari, che sta guadagnando una attrattività e si sta proponendo come città cerniera tra Est e Ovest».

Se non ha preso in considerazione l’ipotesi di guidare una lista, le sono state fatte proposte per far parte di una formazione politica o ha pensato di convergere verso un gruppo?

«Sì, c’è stato un tentativo. Ma una volta esaurite le conventicole, gli esponenti di una lista civica mi hanno presentato un pacco già confezionato. E io ho risposto alla solita maniera: “Se volete coinvolgere me e il mio gruppo, bisogna ridiscutere tutto, dalla A alla Z. Stiamo invece ragionando con il senatore Saverio De Bonis per cercare di far nascere un gruppo politico di centro. Ma è stato soltanto un pourparler. È molto difficile che se ne faccia qualcosa in vista delle elezioni comunali. Diciamo che è più un discorso in prospettiva, a lunga scadenza».

Riecheggia spesso il refrain della società civile. Nel centrosinistra sì è fatto il nome di Marianna Dimona, candidatura lanciata dal sindaco uscente, Raffaello De Ruggieri, che l’ha già avuta come assessore nella sua Giunta. Può essere la mossa giusta per uscire dal guado?

«Ne abbiamo viste di tutte i colori con De Ruggieri. Ci mancava solo questa grottesca e paradossale pantomima della candidatura della Dimona, con De Ruggieri che è uomo delle istituzioni e vuol far passare la candidatura di un suo ex assessore come espressione della società civile. Lui avrebbe fatto la cosa migliore ritirandosi dignitosamente. È un film già visto. Sono stratagemmi che non ingannano più. A meno che il Pd non nasconda una candidatura di partito che spunterà fuori all’ultimo istante e servirà a salvare capra e cavoli. Credo che tra le tante ipotesi circolate quella di una candidatura di Roberto Cifarelli potrebbe essere il massimo della copertura possibile per l’area del centrosinistra. Ma al momento possiamo fare solo illazioni. Non c’è nulla di sicuro».

Quale progetto le sarebbe piaciuto realizzare in caso di elezione a sindaco?

«Ce ne sarebbero davvero tanti. Ma quello credo più in continuità con Matera 2019 è il progetto di un comprensorio dalle Murge fino al Metapontino da candidare a quarto polo turistico-culturale dopo Roma, Venezia e Firenze: la nuova Magna Grecia. Con Matera fulcro di questa area che è stata culla della civiltà dell'uomo»..

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