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Matera avrà la prima Casa delle tecnologie emergenti

La città lucana ha vinto la concorrenza di Torino, di Bari, di Roma, di Cassino, di Catanzaro

Matera avrà la prima Casa della tecnologia

MATERA -  Ha vinto la concorrenza di Torino, di Bari, di Roma, di Cassino, di Catanzaro. Matera sarà la prima città italiana ad avere la Casa delle tecnologie emergenti. Il progetto darà ulteriore forza all’obiettivo ambizioso di sostituire «l’industria pensante», ovvero «l’economia della conoscenza», all’«industria pesante», come ripete da tempo il sindaco Raffaello De Ruggieri.

L’altra sera il Consiglio comunale ha dato il via libera al progetto, pur con una adesione molto ridotta. Quindici voti a favore in un’aula dove altri 15 consiglieri si sono eclissati. Non hanno condiviso la scelta dell’area dove ubicare il fabbricato, in via Ettore Maiorana, a confine con piazza degli Olmi. Qualcuno lo ha considerato l’ennesimo tradimento al principio del consumo di suolo zero. Tutte le ipotesi alternative suggerite sono state scartate per l’assenza di una rete della fibra ultraveloce, ma soprattutto per non ripetere errori del passato, come nel caso della Scuola del restauro, insediata nell’ex Convento di Santa Lucia, che hanno comportato «complicazioni maledette», come ha ricordato l’ex sindaco Salvatore Adduce, per il trasferimento di attrezzature nell’istituto, voluto a tutti i costi in un’area centrale della città.

Il nuovo edificio potrebbe esser pronto in sette mesi. Ad essere ottimisti. De Ruggieri è il primo. «Quando iniziammo questa nostra esperienza amministrativa, lanciammo un messaggio. Volevamo trasformare i vicinati contadini in vicinati digitali. Noi siamo riusciti a fare questo», ha dichiarato in Consiglio. Ma il suo ottimismo deve fare i conti con una realtà che, se parla di Matera come una delle dieci città italiane dove sarà sperimentato il 5G, è pure quella dove l’hub digitale di via San Rocco è ancora fermo al palo. La Casa delle tecnologie emergenti è un altro pezzo di questo disegno, ma occorrerà esser bravi a metterla in moto. E bisognerà non perdere tempo.

Nella città è in arrivo un’altra scossa. Matera 2019 potrebbe essere già il passato. Almeno sul piano economico. La lunga durata della pandemia e le ricadute, ancora pesanti, hanno imposto una brusca frenata ad un trend che doveva essere coltivato e forse hanno aperto gli occhi sui rischi di una monocultura produttiva, già vissuti con la crisi del salotto. Il futuro potrebbe essere la Casa delle tecnologie emergenti. Non la soluzione di tutti i problemi, ma una opzione importante in grado di innescare sviluppo supportando progetti di ricerca e sperimentazione, sostenendo la creazione di start up e implementando trasferimento tecnologico.

 «Matera, per un accidente della storia, che è stato quello di metterla all’attenzione planetaria con il progetto di capitale europea della cultura, è diventata – ha riassunto Adduce – il luogo eletto dove dare corpo ad alcune sperimentazioni. Credo che chiunque di noi abbia dimestichezza non con le tecnologie, ma con una pur superficiale lettura delle vicende che riguardano il pianeta deve convenire che questa sarà la strada che si apre all’umanità».

Tanti i protagonisti di questo risultato, al quale ha aperto la strada un fecondo clima di intuizioni, di progetti, di sensibilizzazione. Ma un ruolo determinante l’hanno avuto in primo luogo l’on. Mirella Liuzzi, attuale sottosegretario allo Sviluppo economico, il ministro Luigi Di Maio, all’epoca al Mise, il Ministero dello Sviluppo economico, che diede il suo benestare, «e quando venne a Matera – ha ricordato il sindaco – non andò a visitare i Sassi, ma il luogo della ricerca sul 5G», e De Ruggieri. A loro si aggiunge un imprenditore, Gianpiero Lotito, potentino, ceo della società Facility Live a Pavia, «diventata importante a livello internazionale – ha detto il sindaco – per l’ipotesi eretica di voler fare il Rinascimento digitale», e con il quale c’è «una stretta alleanza».

Quattro i soggetti che avranno la governance della Casa delle tecnologie: Comune, Politecnico di Bari, Università di Basilicata e Cnr, sui quali ci sarà il controllo costante del Mise. «I 15 milioni che sono stati individuati dal ministero saranno ripartiti con l’assegnazione di 6 milioni 448 mila euro al Comune di Matera, 3 milioni 302 al Cnr, un milione 475 al Politecnico e un milione 769 mila all’Università di Basilicata», ha affermato De Ruggieri. Un «guru» del calibro di Andrea Gumina, consulente del Mise, è stato nominato dal ministero ambasciatore della Casa delle tecnologie e avrà il compito di calamitare l’interesse di imprese internazionali digitali di qualità.

L’edificio costerà 1,8 milioni di euro e sorgerà su una superficie di circa 400 mq all’interno di un’area di più di 6000 mq, che era destinata ad area mercatale, in cui sarà creato un Giardino delle tecnologie. Il contenitore ospiterà «diversi laboratori di innovazione, tra cui un teatro di posa volumetrico, alto 5 metri, per le registrazioni olografiche, le produzioni audiovisive in 3D, la realtà virtuale, la realtà aumentata, la mixed reality e le nuove produzioni filmiche da collocare su piattaforme digitali», ha precisato il De Ruggieri, avvertendo che in un futuro molto vicino le sale cinematografiche non ci saranno più. «Ci saranno miliardi di persone – ha spiegato – che si collegheranno alle piattaforme digitali. Matera sarà una delle prime in Europa a offrire questa possibilità».

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