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L'intervista

«Matera 2019 modello per le capitali della Cultura»: parla la manager della Fondazione

Rossella Tarantino: il tema delle risorse è fondamentale per proseguire il percorso

«Matera 2019 modello per le capitali della Cultura»: parla la manager della Fondazione

foto Tony Vece

Un luogo di fruizione della cultura e delle forme di arte del linguaggio contemporaneo ma anche e soprattutto una fucina di produzione culturale. Un innovativo approccio artistico che è risultato la chiave vincente di Matera 2019, al punto da convincere sin dal primo momento la giuria continentale che era chiamata a designare la Capitale europea della cultura. Una modalità che ha puntato sul coinvolgimento dei cittadini e dei talenti creativi locali puntando anche al concetto di accessibilità della cultura e dell’accoglienza. «L’esperienza di Matera - ha dichiarato Sabine Verheyen, presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo - può e deve essere considerata come un modello per le future capitali europee della cultura, per tutto quello che ha messo in gioco, in particolare il coinvolgimento della popolazione e i concetti di inclusione e di consapevolezza che la cultura deve essere accessibile a tutti». «La città lucana - sostiene Paolo Verri, direttore della Fondazione Matera Basilicata 2019 - è diventata un luogo in cui produrre cultura non solo e non tanto per generare nuova economia, ma per dare più opportunità di conoscenza e di dialogo».

Rossella Tarantino è manager sviluppo e relazioni della Fondazione Matera-Basilicata 2019. Dal 2010 al 2014 è stata la project manager del Comitato Matera 2019 e componente del Comitato Scientifico che ha preparato la candidatura con cui Matera ha vinto la competizione per il titolo di ECOC.

Le sfide lanciate durante il percorso di candidatura sono state dunque colte?
È significativo che il 20 per cento del programma culturale sia stato prodotto qui con artisti locali ed internazionali. Matera 2019 si è rivelata non solo un luogo di consumo ma anche di produzione culturale.

Quanto si sono rivelati efficaci i progetti e le residenze atte a rafforzare la dimensione europea e il coinvolgimento della città e dei cittadini?
Matera si attesta come un luogo in cui si produce cultura e, aspetto non meno importante come luogo della co-creazione in cui si abbattono le barriere tra gli artisti ed i cittadini e si condividono gli eventi. I colleghi di Rjeka (Fiume) e Galway, le prossime capitali europee della cultura, seguono con interesse queste dinamiche. Grazie all’Open Design School abbiamo prodotto anche gli allestimenti. Penso ad esempio alla mostra “La Poetica dei Numeri Primi. Da Pitagora agli algoritmi” che ha riscontrato un grande successo di pubblico e che ha svelato la matematica con un percorso storico-didattico ed artistico ed un percorso interattivo ma lo stesso teatro temporaneo per le arti performative a Cava del Sole ha proposto questa modalità di lavoro.

Matera 2019 ha allargato lo sguardo anche verso le periferie.
In questo ambito abbiamo lavorato tanto. Ricordo il progetto di teatro musicale Silent City, co-prodotto dalla Compagnia L’Albero e della Fondazione e andato in scena al Teatro Temporaneo di Tre Torri. Per la prima volta, inoltre, nel borgo di La Martella è stato aperto il teatro di Ludovico Quaroni con l’Officina Tattile del noto coreografo Virgilio Sieni.

Ora le risorse creative della Capitale Europea della Cultura non vanno disperse.
La Fondazione ha lavorato moltissimo con i giovani. Il 60 per cento dei componenti della Fondazione ha meno di 40 anni, molti dei quali provenienti dal Mezzogiorno. Il tema delle risorse umane e finanziarie è fondamentale per proseguire il percorso della Capitale Europea della Cultura».

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