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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Matera 2020, speranza e non solo vacanza

La «capitale», come è stato detto più volte, non dev’essere una vetrina di prodotti tipici o di folclore locale, bensì un’opportunità per ripensare le relazioni dei cittadini con il territorio

Matera 2020, speranza e non solo vacanza

«Matera 2019» finisce, ma continua. Un paradosso meridionale? Sì e mica male (c’è pure la rima!). Intanto, sarà in attività fino al 31 dicembre 2022 l’omonima Fondazione creata nel 2014 e diretta da Paolo Verri per allestire e gestire l’organizzazione della capitale europea della cultura, nonché per rendicontarne le risorse. Ma soprattutto v’è la concreta possibilità che proseguano il percorso e il «metodo» di Matera 2019. Negli anni scorsi - ricorderete - l’iter europeo della Città dei Sassi non è stato privo di contraddizioni, titubanze e polemiche, tuttavia a partire dall’inaugurazione del 19 gennaio 2019 essa s’è presentata all’insegna di un’efficace concordia.

La «capitale», come è stato detto più volte, non dev’essere una vetrina di prodotti tipici o di folclore locale, bensì un’opportunità per ripensare le relazioni dei cittadini con il territorio. Basti pensare alla «mappa emozionale dei luoghi» ideata dal Teatro dei Sassi in collaborazione con Alessandro Baricco e altri artisti. Ma conta molto anche la dialettica della città prescelta dall’Unione europea con un orizzonte continentale e oltre (a proposito, Matera e la bulgara Plovdiv cedono il passo nel 2020 alla croata Fiume e all’irlandese Galway).

In questo senso Matera ha avuto «gioco facile», assecondando la sua tradizione della modernità che coniuga arcaismo e avanguardia almeno dal secondo dopoguerra in avanti: Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi con le sue commistioni di stile; le liriche militanti e struggenti di Rocco Scotellaro; gli interventi urbanistici di Adriano Olivetti; il restauro delle chiese rupestri propiziato dal circolo «La Scaletta» che, fra l’altro, ebbe tra i suoi animatori con i calzoni corti l’attuale sindaco Raffaello De Ruggieri; le audaci mostre scultoree di Kengiro Azuma, Duilio Cambellotti, Arturo Martini, Pietro Consagra... Una tradizione che è stata rinverdita con le modalità digitali dal giovane team della «Fondazione di partecipazione Matera-Basilicata 2019», recita la dizione esatta, oggi presieduta da Salvatore Adduce, il quale era sindaco nel 2014.

Non è l’unica «circolarità» temporale, visto che ieri alla cerimonia di chiusura di Matera 2019 nella Cava del Sole (struttura straordinaria, da non lasciare deperire), è intervenuto Dario Franceschini. È lo stesso ministro dei Beni e delle Attività culturali che annunciò il verdetto favorevole a Matera il 17 ottobre 2014, innescando la memorabile festa in piazza San Giovanni. «La solita scelta sassista», scherzò quel pomeriggio il giornalista leccese Pierpaolo Lala per esorcizzare la sconfitta del capoluogo salentino che era tra le città finaliste. Scrivemmo allora che la Puglia perdeva il titolo, ma poteva guardare con fiducia all’orizzonte europeo del 2019. Be’, in verità non è andata benissimo, considerando che la strada Bari-Matera si va completando soltanto adesso, con grave ritardo, e che la nuova stazione Fal progettata da Stefano Boeri al momento ha più valore quale sito architettonico che come scalo ferroviario.

Certo, i turisti sono arrivati in quantità enorme nel corso del 2019 e anche prima, puntando dritto su Matera per visite quasi sempre mordi e fuggi, ed «evitando» altri bellissimi centri vicini, da Altamura e Gravina fino a Castel del Monte. Parliamo di un’area considerata alla stregua di una preziosa cerniera paesaggistica e artistica fra l’Appennino e l’Adriatico dal direttore del parco nazionale dell’Alta Murgia Domenico Nicoletti, da urbanisti di valore come Andrea Rolando e Mariavaleria Mininni, e dall’ardimentoso regista televisivo Guido Morandini.

Il boom turistico materano è stato scandito dall’esplosione di bed & breakfast e pub, con il rischio di trasformare il Barisano e il Caveoso in una Disneyland meridiana o in una Venezia di collina, parimenti fragile - ha dimostrato l’allagamento materano di metà novembre, negli stessi giorni dell’acqua alta in Laguna. La falsificazione turistica della realtà è insomma una sciagura in agguato, che bisognerà contrastare con vigore.

D’altro canto, in questi ultimi anni «Matera» ha assunto il valore di un testo controcorrente; è stata cioè una delle pochissime buone notizie da un Mezzogiorno tramontato nel discorso pubblico, tranne quando si parla di criminalità, come se «Gomorra» non fosse un mostro quasi più vorace nel Nord che da noi. Di questo successo va reso merito al piemontese Paolo Verri e agli altri protagonisti di Matera 2019. È impossibile qui citarli tutti, però ricordiamo almeno Rossella Tarantino manager sviluppo e relazioni internazionali, l’architetto Pietro Laureano che si batté per far diventare i Sassi patrimonio dell’Unesco nel 1993 e nel 2019 ha concepito l’esposizione «Ars Excavandi», e Marta Ragozzino, soprintendente per i beni storici e artistici cui si deve la meravigliosa mostra sul «Rinascimento visto da Sud» a Palazzo Lanfranchi.

Naturalmente in prima linea c’è stato il sindaco De Ruggieri, il più giovane di tutti per entusiasmo e orgoglio civico, a dispetto delle ottantaquattro primavere, l’ultima delle quali è durata un anno intero... Già, nel 2019 De Ruggieri ha potuto ricordare al mondo che Matera fu la «vergogna nazionale» ed è rinata grazie alla tenacia dei materani. E se negli anni passati Comune e Fondazione si guardarono in cagnesco un po’ come Don Camillo e Peppone, oggi viene da pensare che persino quelle baruffe fossero una regressione foriera di passi in avanti. Sicché l’«Open Future, Together!» è stato infine più di uno slogan e Matera non è rimasta in ostaggio del suo cuore millenario, come ha ribadito la recente presenza di un genio del teatro contemporaneo, lo svizzero Milo Rau.

Oddio, il «futuro aperto» non è riuscito a bloccare l’emorragia dei giovani in fuga dalla Basilicata come da tutto il Mezzogiorno, nonostante il buon profilo dell’Università lucana appena trentennale. Mentre la Puglia patisce alcuni problemini: ex Ilva, Xylella, Banca Popolare di Bari... Ma nei Sassi è balenata l’idea che un altro Sud è fattibile. L’anno che sta arrivando, il Venti Venti, ci dirà se possiamo coltivare la speranza o se ripiegare su Matera formato vacanza (altra rima o forse consonanza).

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