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Matera, ultimo giorno da capitale della Cultura, direttore Verri: «Mi sento cittadino onorario»

«Ha fatto scuola in Europa»

Matera, ultimo giorno da capitale della Cultura, direttore Verri: «Mi sento cittadino onorario»

Mattarella all'inaugurazione di Matera 2019

«Ormai mi sento cittadino onorario di questo luogo ma, al di là di questa nota affettiva credo che Matera Capitale Europea della Cultura abbia fatto scuola non soltanto in Italia ma anche nel resto dell’Europea». Alla vigilia della cerimonia conclusiva dell’evento il direttore della Fondazione Matera Basilicata 2019, Paolo Verri, traccia un consuntivo dell’esperienza lucana.
Il dossier Open Future ha posto al centro del programma un modello innovativo di produzione culturale che partiva dal basso, con il coinvolgimento della popolazione e dei creativi del luogo.

«Abbiamo fortemente puntato sin dal primo momento sulla costruzione di nuove metodologie di fare cultura basate sulla cittadinanza attiva. I concetti di abitante culturale e cittadino temporaneo non sono stati calati dall’alto ma puntavano sulla cittadinanza attiva. Dopo Firenze (1986), Bologna (2000) e Genova (2004), Matera è stata la prima città del Mezzogiorno ad esser designata Capitale europea, rappresentando con il suo modello di rigenerazione urbana un nuovo paradigma di sviluppo».

Cosa lascia in eredità alla prossima Capitale italiana del 2033?
«Aver ottenuto il plauso della Commissione cultura e istruzione del Parlamento Europeo presieduta da Sabine Verheyen conferma che il nostro è stato un grande risultato anche dal punto di vista metodologico. C’è stata una significativa partecipazione dei cittadini anche nella elaborazione di contenuti. I delegati ci hanno chiesto di andare a raccontare a Bruxelles questa storia, la nostra esperienza. A dispetto di tutte le criticità - prosegue Verri - sono orgoglioso. Vuol dire che il nostro approccio era giusto in fase di candidatura ed è stato attuale interpretando al meglio tutto quanto ruota attorno alla cultura soprattutto nella fase che sta vivendo l’Europa. I detrattori di Matera 2019 dovrebbero un po’ riflettere su questo aspetto».
«Peraltro la stessa Commissione cultura del Parlamento europeo, ad inizio mandato, non si è recata a Plovdiv ma ha inteso recarsi qui a Matera anche per impostare una serie di azioni legate alla programmazione comunitaria 2020 - 2027 in relazione al ruolo delle Capitali Europea della Cultura. Proprio sul fronte della produzione culturale stiamo lavorando a due mostre che porteremo a Bruxelles».

La cultura e il turismo sono l’asse principale dello sviluppo degli ultimi anni.
«Matera è cresciuta enormemente grazie alla Capitale europea della cultura. Lo dicono i numeri: siamo passati dal +152 per cento di presenze turistiche del 2017 quando c’era stata una crescita di presenze da 170 mila a 410 mila al milione di presenze del 2019. Questi sono i numeri dell’Azienda di promozione turistica della Basilicata. Ma non è soltanto un dato numerico. La città è cresciuta sul piano della qualità dell’offerta turistica, con alberghi a quattro e cinque stelle e dimore di lusso nei Sassi. Innovazione di progetto, capacità di coinvolgimento dei cittadini e management progettuale ci hanno consentito di far crescere anche le imprese lungo il percorso di Matera 2019».

Il suo mandato come direttore della Fondazione Matera Basilicata 2019 scadrà il prossimo aprile. Cosa farà Paolo Verri?
«Certamente il mio non sarà un addio ma sono pronto a dare gratuitamente il mio contributo al prossimo Consiglio di amministrazione. Mi sento in qualche modo cittadino onorario di Matera e sono grato ai suoi cittadini. Vivo qui da cinque anni, mia mamma ci abita da tre e a malincuore vorrebbe lasciare la città. Ma per me - rammenta l’ex direttore del Padiglione Italia ad Expo 2015 - è tempo di nuove esperienze professionali».

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