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Nel 2019 in Basilicata sono già state complessivamente 313 le dimissioni dal mondo del lavoro legate a maternità, quasi sempre per mancanza di asili nido e supporti connessi. Lo ha reso noto la Consigliera di Parità della Regione Basilicata, Ivana Pipponzi, precisando che, delle citate 313 dimissioni, 288 hanno riguardato donne e 25 uomini. Inoltre, in provincia di Potenza le dimissioni sono state 126 (4 i padri dimessisi nel Potentino), e 187 nel Materano, dove sono stai 21 i maschi che hanno lasciato il lavoro a causa della mancanza di asili nido. Nel 2018, invece, le dimissioni causa maternità erano state complessivamente 414, con un solo uomo che era stato costretto a mollare il lavoro per l’arrivo di un bebè. Cifre che confermano quanto sia necessario, in Basilicata, implementare un servizio fondamentale come quello degli asili nido. Nella nostra regione, infatti, la mancanza di servizi a favore della famiglia e la difficoltà di coniugare i tempi dell’occupazione e della cosiddetta gestione domestica non trova sbocchi nella presenza di strutture o servizi che possano, appunto, consentire ai genitori (quasi sempre alla mamma, ma, come confermano i dati citati, in alcuni casi anche al papà) di coniugare famiglia e lavoro.

“Sono del parere – ha spiegato Pipponzi – che per combattere questa carenza e, dunque, per tutelare mamme e papà che sono costretti a lasciare il lavoro per esigenze connesse alla maternità, siano necessari interventi strutturali, che possano assicurare con continuità la presenza di servizi e strutture utili a coniugare le due esigenze. Per questo mi sento di dire che le misure spot, come il cosiddetto bonus bebè, non servono assolutamente a niente. Purtroppo, in Basilicata la situazione è sotto gli occhi si tutti. Come Consigliera di Parità avevo avviato un’interlocuzione con la precedente presidenza della Giunta regionale e lo farò a stretto giro anche con la nuova. Urgono misure e provvedimenti mirati”, ha concluso Pipponzi. La situazione è chiara: la Basilicata, tranne pochissime eccezioni, non ha asili nido in aziende o enti (il caso principe è proprio quella della Regione Basilicata) che, incidendo sull’organizzazione, consenta ai genitori di svolgere serenamente il doppio ruolo. Nei cassetti di via Anzio, peraltro, giace dal 2015 anche un disegno di legge sul tema, elaborato dal Garante per l’Infanzia e Adolescenza, Vincenzo Giuliano.

E’ un problema di risorse, oppure di mentalità e cultura? Probabilmente sono due facce della stessa medaglia, anche se, sul piano economico, le risorse economiche ci sarebbero pure, stanziate dal Governo. Ci sarebbe, in verità, anche una normativa che consente alle imprese di assicurare alle lavoratrici modalità e tempi di lavoro vicini alle esigenze di chi ha una famiglia e figli da accudire: si tratta della legge 53-00, che contiene disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione. Legge che in Basilicata, a quanto pare, è di fatto ignorata.

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