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Olivicoltura

Olive, in Basilicata annata negativa. Coldiretti: «60% in meno»

Il calo generalizzato è dovuto a gelate invernali e alla mosca olearia

olive

Sarà una annata grama per l'olio extravergine di oliva italiano. Il 2018 lo si ricorderà per i quantitativi inferiori prodotti a causa del moltiplicarsi dei danni dovuti prima alle gelate di febbraio e marzo, poi da grandine e bombe d'acqua, per non parlare, poi, dell’effetto di Xylella nel Salento. E in Basilicata cosa ci si attende? Per il territorio materano, poi, che prospettive ci sono? Abbiamo posto la domanda a Piergiorgio Quarto, presidente di Coldiretti Basilicata.
«La proiezione è che in tutta la Basilicata la produzione di olive sarà molto bassa. Quindi abbiamo nelle aree più vocate, che sono anche quelle della collina interna del Materano e la zona del Vulture Melfese, una riduzione che supera abbondantemente il 60% in meno rispetto a una media degli ultimi due o tre anni». Come mai? «La cosa può ricondursi alle forti gelate dello scorso inverno, specie a fine febbraio, e poi ai problemi riscontratisi al momento dell’impollinazione. In pratica, si è verificata una riduzione molto forte della fioritura e così, per quei pochi fiori che c’erano, si è riverberato sulla impollinazione stessa». In poche parole, «la produzione, ripeto, risulterà molto bassa. In alcune aree più costiere, nelle zone basse del Materano, sembra che le cose possano andare diversamente ma il raccolto, in generale, non potrà superare il 50-60% della della normalità della produzione». Stessa sorte, ovvio, per le varietà tipiche «come la Majatica di Ferrandina o come l’Ogliarola del Bradano, ma anche su tutta la Dop del Vulture-Melfese». Un colpo di cui ne risentirà tutta la filiera. «Quando si verificano questi picchi negativi di produzione è chiaro che tutto sistema subisce dei notevoli danni. Non solo in Basilicata, ovviamente, visto che il problema è anche generalizzato in altre regioni. È certo, però, che molte aziende agricole non riusciranno a fare reddito; consideriamo, poi, che ci sono aziende che esclusivamente vivono dalla produzione olivicola. Il tutto, a sua volta, avrà riflessi sia sui frantoi aziendali e sia su quelli che lavorano per conto terzi: saranno costretti a lavorare pochissimo, e credo che in alcune aree molti frantoi non apriranno proprio. Dove la produzione è scarsissima, è chiaro che l’apertura di un frantoio è un costo abbastanza notevole. Per cui, gli imprenditori verificano la situazione e se è possibile, generalmente sia pure per pochi giorni, comunque aprono. Il danno, però, resta molto rilevante».
C’è il rischio che si utilizzino olive estere per mantenere livelli di produzione dell’olio? «No, la Basilicata ha sempre utilizzato olive del proprio territorio. La successiva trasformazione in olio del raccolto viene fatta esclusivamente con le olive lucane».
Pensa che, in questa situazione, si potranno comunque svolgere attività come quelle dei frantoi aperti o la partecipazione “didattica” alla raccolta di olive? «Sono un po’ di anni che sul discorso della cultura dell’olio la Coldiretti ha più volte organizzato giornate “ad hoc” per parlare della qualità dell’olio extravergine di oliva, e dunque sulle sue caratteristiche salutistiche e anche varietali del nostro territorio. Quest’anno, si cercherà di farlo nonostante tutto. Però, vista la situazione, l'apertura di alcuni frantoi sarà legata alle aree dove abbiamo già verificato che ci sarà una effettiva e buona produzione di olive».

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