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Pittella resta ai domiciliari guardando alla Procura e alla Cassazione

marcello pittella

MATERA - Concluse le indagini preliminari sui concorsi truccati e le nomine pilotate nella sanità lucana adesso al governatore Marcello Pittella non resta che attendere la pronuncia della Corte di Cassazione.
Il presidente della Giunta regionale, accusato di falso e abuso d’ufficio ed ai domiciliari dallo scorso 6 luglio nella sua abitazione di Lauria, e ritenuto secondo il quadro indiziario della Procura della Repubblica di Matera il “Deus ex machina” della sanità lucana, che «non si limita ad espletare la funzione istituzionale formulando gli atti di indirizzo politico per il miglioramento e l'efficienza» della sanità regionale, «ma influenza anche le scelte gestionali» delle Asl «interfacciandosi direttamente con i loro direttori generali» tutti da lui nominati è ancora costretto alla misura cautelare in base a quanto è stato disposto dal Tribunale del Riesame.

L’operazione «Suggello», condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dal pm di Matera, Salvatore Colella, portò all’arresto in carcere di due persone, ai domiciliari per altre 20 e a otto obblighi di dimora, su disposizione del gip, Angela Rosa Nettis. Tutto scaturì dall’esposto alla Procura di un dipendente di una ditta fornitrice di servizi che non aveva ancora ricevuto il suo Tfr.

Dopo la prima fase del procedimento penale, volta a verificare la sussistenza di elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio, si attende dunque la decisione della Cassazione.

Pittella che in base alla legge Severino è sospeso dal suo incarico di presidente della Giunta regionale, lo scorso 12 luglio aveva risposto per due ore alle domande dell’interrogatorio di garanzia.
Nell’udienza del Tribunale del Riesame i legali del governatore, l’avv. Donatello Cimadomo e l’avv. Emilio Nicola Buccico avevano chiesto l’annullamento della misura cautelare. All’udienza, inoltre, erano state proiettate una serie di immagini relative all’inchiesta. I difensori del governatore, tuttavia, all’uscita del Palazzo di Giustizia, avevano sottolineato di aver sostenuto al Riesame la insussistenza dei presupposti dell’esigenza cautelare. Quanto alla definizione di “Deus ex machina” della sanità lucana attribuita a Pittella dai giudici della Procura di Matera, Cimadomo aveva dichiarato che «se la definizione è stata coniata per colmare carenze di prove, allora noi non ci occupiamo delle suggestioni».

L’avvocato Buccico aveva insistito, invece, sulla «assoluta estraneità di Pittella rispetto ai fatti», evidenziando «la mancanza di elementi sia al quadro indiziario sia all’insussistenza delle esigenze cautelari». Preso atto delle motivazioni formulate dal Tribunale del Riesame, che aveva rigettato la richiesta di remissione in libertà del governatore lucano, gli avvocati Cimadomo e Buccico avevano annunciato di voler proporre il ricorso in Cassazione.

«Dalle motivazioni - avevano sostenuto i difensori del presidente della Giunta regionale - emerge un quadro indiziario lacunoso privo di elementi di novità rispetto all’ordinanza che ha portato agli arresti domiciliari. Le argomentazioni restano meramente congetturali, inidonee a giustificare la restrizione della libertà personale di Marcello Pittella. Il ricorso per Cassazione - avevano aggiunto i due legali - appare necessario al fine di ottenere una pronuncia che riconosca l’infondatezza della tesi accusatoria. Non c’è nessuna novità, dunque, nelle motivazioni del Riesame rispetto a quelle addotte dal Gip per giustificare il provvedimento degli arresti domiciliari per il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella».
Nelle 425 pagine dell’ordinanza il governatore Pittella è nominano 114 volte mentre più raramente il suo nome ricorre nelle intercettazioni. 

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