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Con la app «YouPol» pensata dalla Polizia di Stato

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di Enzo Fontanarosa

Riflettori puntanti ancora su Matera per una iniziativa nazionale della Polizia di Stato pensata, in particolare, per gli adolescenti, che ha scelto la nostra tra le città dove presentarla. È la app “YouPol”, scaricabile sugli smartphone da Apple Store e Play Store, che consente di inviare segnalazioni alla sala operativa della Questura, anche in completo anonimato, se si è testimoni o si è a conoscenza di episodi di bullismo o di circolazione di stupefacenti. Quale modo migliore, dunque, quello di far conoscere questo strumento digitale ai diretti interessati, cioè agli studenti? La applicazione, che è attiva da ieri in tutta Italia, è stata presentata nell’Ic ex scuola media “Torraca”, facendola testare agli alunni della 3ª A. Sono intervenuti la portavoce della Questura, Luisa Fasano, il dirigente dell’Ufficio prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, Maria Concetta Piccitto, il sovrintendente capo Rocco Venezia, il dirigente scolastico Marialuisa Sabino.

«La scelta di presentarla in una scuola media – ha spiegato Fasano – è stata voluta perché sono i ragazzini non solo gli utenti ma spesso vittime e carnefici quando si parla di cyberbullismo; oppure sono loro che magari assistono o sono a conoscenza dello spaccio di droga. Con una segnalazione anonima o meno, fatta col cellulare, con la localizzazione ci dà la possibilità di intervenire immediatamente: per noi è come avere tanti piccoli poliziotti sparsi per la città». Ma solo i ragazzi possono scaricare YouPol? «Possono farlo tutti – ha aggiunto –. Ma questa applicazione è solo per cyberbullismo e droga e il computer che abbiamo nella Sala operativa della Questura registra solo questo tipo di messaggi. Per tutto il resto, ricordiamo, che c’è il numero 113».

«Questa app – ha evidenziato Piccitto – va a sostituire la vecchia applicazione “Sms Bullismo” con la novità che si possano fare segnalazioni anche in anonimato, proprio per invogliare specie i ragazzi a segnalare episodi di bullismo o legati agli stupefacenti senza il timore di essere considerati dei delatori. Speriamo, così, che le segnalazioni ci portino a conoscenza di fatti dove possiamo essere utili e risolvere dei problemi».

Sul coinvolgimento della sua scuola per testare la app della Polizia, la dirigente scolastica Sabino ha spiegato l’attenzione del suo Istituto «nel prevenire tutte quelle situazioni di rischio per i ragazzi. Sono nella fase preadolescenziale, per cui non si rendono conto dei rischi che corrono utilizzando in modo superficiale o improprio lo strumento tecnologico: il cellulare è utile per alcune situazioni, ma per altre può essere molto pericoloso. Noi cerchiamo di trasferire ai giovani questo messaggio. Può capitare, però, che qualche genitore possa giustificare in modo eccessivo o sottovalutare certi episodi, che in realtà sono veri reati. Con il dialogo, comunque, si cerca sempre di riportare tutto alla normalità. Debbo riconoscere, che la maggior parte delle famiglie comprendono queste iniziative, collaborano e c’è un’ottima sinergia».

A Matera, ha evidenziato il vice questore aggiunto Fasano, la Polizia ha trattato diverse situazioni di cyberbullismo. «È un fenomeno che vede soprattutto le ragazzine protagoniste nel quasi 90% dei casi, così in linea con il resto d’Italia – ha spiegato – e la loro età è spesso minore di 14 anni. Non è un caso che ormai le nostre campagne di sensibilizzazione e prevenzione si rivolgono alle fasce di età di elementari e medie. Va fatto capire ai genitori, a quelli che tendono a derubricare la cosa a ragazzata, che invece si tratta di un vero reato. E dove non sono imputabili i figli, si puniscono i genitori».

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