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In Puglia e Basilicata

Lessico meridionale

La Venere di Botticelli, quella nella «cozza»

La Venere di Botticelli, quella nella «cozza»

Dall’esame di Semiotica delle arti al saporito bivalve che in Puglia gode di un culto che non è solo gastronomico

12 Giugno 2022

Michele Mirabella

«Venere chi? Quella nella cozza?». Così tentò di precisare uno studente, durante un esame di Semiotica delle arti, interrogato sull’ingente corredo simbolico intriso di non opachi riferimenti al neoplatonismo che non escludono la simbologia della conchiglia nitidamente bianca della Nascita di Venere di Botticelli.

L’opera è famosissima e riassume la sfida degli antichi, riassunta da quell’esordio della bellezza generato dalle onde del mare e dalla impudica spuma delle onde accudite da zefiri sereni. La sommaria indicazione, «quella nella cozza» restringeva la mitica, oceanica imbarcazione di Venere al rango di mytilus galloprovincialis, il vecchio caro peocio dei veneziani, l’ambrosiano muscolo, la cozza insomma in tutto il Sud. In Puglia si ha per questo saporito bivalve un culto che non è solo gastronomico: si accompagna nella «tiedda» con il riso e le patate, la cipolla, aglio, pecorino e pomodoro e furoreggia anche crudo con il provolone o una goccia di limone o, come in molti privilegiano, con la fame e basta, ma, anche, con un repertorio mitografico ed economico popolare.

Ho visto l’insegna di un allevamento di molluschi nei pressi di Bari sventolare un nome che era tutto un programma: «Il cozzaro nero». Vale la pena di essere indulgenti, dunque, con lo studente di Semiotica delle arti: sulle coste pugliesi Venere deve essere arrivata, e ancora approda, sbarcando da una cozza. Si impone, allora, una domanda che attiene all’espressività greve di certi ambiti vernacolari non solo pugliesi: perché a una donna poco attraente si dà della cozza?

Comunque, veleggiando sull’onda sospinta da zefiri sereni, Afrodite, in attesa di lambire la riva, guarda soavemente l’approdo che la aspetta ed è come se sbirciasse, contemplando, la Città dell’Uomo. Siamo nel Rinascimento e possiamo congetturare che ad aspettare la dea sia il cantiere della piazza ideale attribuita al Laurana. Con la sua deserta perfezione, con quegli edifici classici, con la partizione a scacchiera dello spazio e l’equilibrio sofisticatissimo, La città ideale è un progetto in cui solo la bellezza può rendere abitabile e umana la sublimata stilizzazione dell’urbanistica.

Afrodite immobiliarista investe, sì, nell’architettura, ma per edificare l’armonia con l’arte. E con l’amore. Amore umano. La veneri di oggi, invece, fanno sopralluoghi automobilistici, valutano planimetrie, chiedono preventivi e si accertano del patrimonio dello sposo. Insomma, investono nel mattone. E non sul girovagare per marosi.

Altri ritratti della dea, come La nascita di Venere di Cabanel al Museo d’Orsay di Parigi (1879), confermano conchiglia, onda marina, zefiri sereni e aggiungono putti natanti molto indaffarati. È confermato anche il nudo integrale che è significante, perentorio e più eloquente di un nudo in fotografia.

Si percepisce maggiore erotismo In La nascita di Venere del Botticelli che in interi calendari pubblicitari delle riviste «per soli uomini» o, meglio, per uomini soli. Sarà per via delle delicate ritrosie di Afrodite con quelle mani che sembrano arpeggiare sul divino corpo perlaceo, sarà per quel repentino tentativo di camuffamento ad opera di una delle Ore che si prodiga nell’aria con un mantello ricamato di fiori, di fatto l’universale ideale di bellezza arriva a noi intatto.

Nelle pagine patinate delle riviste di moda, invece, il nudo è maliziosamente pretestuoso o talmente inutile da avvilirsi a vetrina ammiccante. Ciò che distingue la Venere di Botticelli è la non ripetibilità dell’evento e quindi l’eccezionalità: necessaria, perfetta e riconoscibile perché unica.

Mai come nell’età contemporanea si è stati abituati al corpo umano come parte del panorama o arredo della vita quotidiana. Il corpo nudo, sottratto alla riflessione mistica, al pudore della contemplazione e finanche alla soavità dell’erotismo artistico, viene oggi strumentalizzato in moltissimi e diversi campi della comunicazione. Il nudo perviene a icona, sì, ma in quanto dotazione indispensabile di una specie di nuova condizione di classe. È l’egemonia della bellezza e della giovinezza nella scala dei valori irrinunciabili. Merce, insomma.

La sommaria Afrodite moderna sbarca dallo yatch «Conchiglia», che è di un suo caro amico, su una spiaggia affollata di sue replicanti. Non è nuda, è spogliata. Si può specchiare nelle adoratrici del feticcio totemico magro e abbronzato. Flirta con un giornalista conosciuto in un in TV dove faceva la valletta, ma poi sposa un calciatore se i principi ereditari sono finiti. Ultimamente non disdegna di buttarsi in politica per governare la città. Non importa se non proprio ideale.

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