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Noemi, spunta un teste
«Inseguiti da un'Ibiza»

Una seconda auto sulla scena? Il racconto in tv: quella notte l'ho vista salire in auto col fidanzato

Noemi, spunta un teste «Inseguiti da un'Ibiza»

di Gianfranco Lattante

SPECCHIA - Una seconda auto. Un testimone. Il sospetto di un complice.

Le indagini sull’omicidio di Noemi Durini, la 16enne di Specchia uccisa dal fidanzato 17enne, si arricchiscono di nuovi elementi. Ora spunta un testimone che, ai microfoni della trasmissione «Mattino Cinque», ha raccontato di aver visto Noemi (proprio la notte in cui è scomparsa, il 3 settembre scorso) salire sull’auto del fidanzato e di aver notato una seconda macchina, una Seat di colore verde, che li avrebbe seguiti: «Ho visto sfrecciare una Seat davanti a me, una Ibiza verdone, vecchio modello».

Il testimone, dunque, avanza l’ipotesi che quella notte ci fosse una seconda auto coinvolta nell’omicidio. Gli investigatori frenano ma non smentiscono che sono in corso indagini alla ricerca di un eventuale complice. La confessione del fidanzato di Noemi non sembra essere convincente nella parte in cui sostiene di aver fatto tutto da solo. Di certo i carabinieri hanno acquisito e stanno esaminando i filmati delle telecamere che si trovano lungo la statale che porta al luogo in cui è stato trovato il cadavere di Noemi, nelle campagne di Castrignano del Capo, ad una decina di chilometri da Specchia. Gli investigatori stanno verificando il passaggio di tutte le auto, concentrando l’esame intorno agli unici orari che, al momento, sembrano essere certi. Sono quelli forniti dalla telecamera installata vicino alla casa di Noemi: alle 5.09 la Fiat Cinquencento condotta dal 17enne si allontana con la ragazza a bordo.

Finora, per concorso in occultamento di cadavere e sequestro di persona, è indagato il papà 61enne del ragazzo, sul quale sono in corso accertamenti che tendono a verificane gli spostamenti subito dopo la scomparsa della vittima. Ma non risulta che l’uomo abbia in uso una Seat.

L’assassino reo confesso di Noemi, da ieri mattina, non è più nell’istituto minorile di Monteroni. È stato trasferito a Bari ma, secondo quanto disposto dal gip Ada Colluto del Tribunale dei minori di Lecce, dovrà andare in Sardegna, in una struttura specializzata dove sarà curato. Nell’ordinanza di custodia cautelare, infatti, il gip lo descrive come un ragazzo con «un’organizzazione borderline della personalità con capacità intellettive al limite» che non mostra segni di «un reale senso di colpa». Per il gip il ragazzo deve seguire «un percorso trattamentale altamente specialistico», anche se al momento, non ci sono elementi per ritenere che al momento dell’omicidio «non fosse pienamente in grado di intendere e di volere». Il trasferimento in Sardegna è anche un modo per tenerlo lontano dalla guerra in corso fra la sua famiglia e quella della vittima, dal clima di avversione sociale nei suoi confronti, sfociata nel lancio di tre molotov non innescate contro l’abitazione dei suoi genitori.

Oggi, intanto, sarà eseguita l’autopsia. L’accertamento potrà fare chiarezza sulle modalità e sull’arma dell’omicidio: pietra o coltello? Il ragazzo ha sostenuto di aver ucciso Noemi con alcune coltellate al collo. Della presunta arma del delitto non è stata trovata traccia. Dalla Tac non sarebbero emersi segni di fratture tali da far pensare a colpi di pietra.

Il papa di Noemi ha contattato l’avvocato Giulia Bongiorno (che in passato ha difeso Giulio Andreotti e Raffaele Sollecito) per l’assistenza legale.

Intanto i difensori del 17enne sono finiti al centro di minacce sul web. E proprio questa mattina l’ordine degli avvocati di Lecce insieme con la presidenza della Corte d’Appello ha organizzato un incontro su «Linguaggio dell’odio, diritto di difesa e informazione sul web».

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