Le assunzioni in società appaltatrici di persone collegate ai clan baresi e i rapporti diretti che il sindaco uscente Nicola Bonasia avrebbe tenuto con alcuni personaggi controindicati costituiscono «concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso» e dunque potrebbero portare allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Modugno. In questo senso la commissione di accesso nominata dal prefetto di Bari, Francesco Russo, ha concluso l’attività ispettiva con una relazione inviata al Viminale.
Il caso è scoppiato a novembre 2025 per l’arresto dell’assessore Antonio Lopez, finito in carcere su richiesta della Dda di Bari con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni 2020: è accusato di aver pagato al clan Parisi del quartiere Japigia i 150 voti necessari a essere eletto nel 2020, ma anche di aver fatto da tramite con un affiliato per sostenere Bonasia al ballottaggio in cambio di un posto di lavoro. Lopez ha confessato in un lungo interrogatorio, ammettendo i suoi errori (principalmente il rapporto con Michele Parisi, figlio del boss Savino) e raccontando come funzionava a Modugno anche per gli appalti. Il sindaco – ha detto a verbale l’ex assessore, che si era anche candidato alle ultime Regionali con Forza Italia - «non poteva non sapere» dei rapporti esistenti tra alcuni esponenti dell’amministrazione e i clan mafiosi baresi: il riferimento è alla consigliera comunale Lucia Bosco, nipote (incensurata) dei Diomede del quartiere San Paolo, e all’ex assessore Gianfranco Spizzico, cognato (altrettanto incensurato) del presunto braccio destro di Tommy Parisi, il cantante neomelodico figlio del boss di Japigia...















