Riparte oggi in Commissione statuto il confronto sulle modifiche al regolamento comunale dopo il lungo stop seguito al verbale della Commissione tecnica, che ha messo nero su bianco il nodo giuridico del referendum contro il potenziamento della filovia: secondo l’interpretazione espressa, non sarebbe possibile sottoporre a consultazione popolare l’abrogazione di atti di giunta. Un passaggio che ha congelato per settimane l’iter, lasciando sospesa la richiesta referendaria promossa dal comitato civico che in piena estate, in poche settimane, ha raccolto oltre 7mila firme. Oggi il tema torna sul tavolo politico, tra attese, tensioni e prese di posizione.
Mentre il Comitato resta in attesa dell’esito della nuova riunione, dal centrosinistra interviene il consigliere comunale del Pd, Antonio Rotundo, che invita l’amministrazione guidata da Adriana Poli Bortone a «scoprire le carte» e a chiarire se davvero intenda consentire ai cittadini di esprimersi. «Le norme contenute nello statuto comunale e nel regolamento del nostro Comune sono pienamente legittime secondo il Testo unico degli enti locali, che all’articolo 8 del decreto legislativo 267 del 2000 affida agli statuti il compito di disciplinare l’istituto del referendum», sostiene Rotundo. Un compito che, secondo il consigliere, Lecce ha già assolto prevedendo il referendum abrogativo come strumento di partecipazione popolare per la revoca totale o parziale di deliberazioni sia del Consiglio comunale sia della giunta, in linea con quanto fatto da altri grandi Comuni italiani, «Milano per tutti». Alla luce di questo quadro, per Rotundo non ci sarebbe alcuna norma da rivedere: il Consiglio dovrebbe piuttosto chiedere alla Commissione tecnica di chiudere rapidamente il procedimento esprimendosi in modo definitivo sull’ammissibilità o meno del quesito.
«Se invece si intende utilizzare il verbale della Commissione per impedire il referendum - incalza - si abbia il coraggio di dirlo chiaramente». Il riferimento è al rischio, denunciato dal Pd, che il confronto regolamentare diventi uno schermo dietro cui bloccare il percorso verso il voto. «Il referendum è stato chiesto a gran voce dalla città - aggiunge Rotundo - se ora si intende sabotare il percorso verso la consultazione, lo si dica con onestà intellettuale, senza nascondersi». Il consigliere si rivolge direttamente al sindaco, invitandola a non «togliere la parola ai leccesi» su quella che definisce «l’opera più controversa della storia della città».
«Se davvero il sindaco non ha paura del voto sul filobus lo dimostri con i fatti, a partire da lunedì (oggi, ndr) in Commissione statuto», conclude. Nei giorni scorsi, il sindaco Adriana Poli Bortone ha ribadito che non c’è alcun intento dilatorio né voglia di sottrarsi al referendum, ma ha anche sottolineato che non possono essere ignorati i rilievi della Commissione tecnica.
















