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La denuncia di un agricoltore di Salve: «Burocrazia killer»

ulivi colpiti da xylella

LECCE - La storia che raccontiamo suscita sgomento e clamore, ma, soprattutto, scatena tempeste gastriche. È ambientata in un angolo di paradiso, a Salve, in provincia di Lecce, una cittadina bagnata da un mare meraviglioso, ma schiacciata e mortificata da una burocrazia ignobile. Come se non bastasse la Xylella fastidiosa, la batteriosi killer degli ulivi, gli agricoltori debbono fare i conti con un groviglio fantozziano di autorizzazioni e timbri che il decreto Centinaio non è riuscito a sbrogliare. Siamo in un piccolo uliveto di 7mila metri che ricade nella zona infetta in cui sradicare le piante colpite dalla patologia importata dal Costa Rica è davvero molto doloroso: ciascuno deve farlo a proprie spese dopo aver sostenuto i costi delle analisi di laboratorio.

«Ci danno per morti, per spacciati, ci vogliono togliere anche la speranza di ricominciare», tuona Giuseppe D’Amato, olivicoltore di 37 anni. «A giugno del 2018 - ricostruisce la disavventura - presento all’ufficio di Lecce della Regione Puglia la domanda di espianto di 70 ulivi ormai secchi, corredata dalla relazione agronomica e dalle analisi eseguite dal laboratorio Crsa di Locorotondo che certificano la presenza di Xylella fastidiosa. I costi delle analisi sono a carico mio».
«A distanza di un un mese - dice ancora - arriva la prima notizia che mi lascia senza fiato. L’ufficio provinciale della Regione Puglia, a luglio, risponde di aver preso in visione la relazione agronomica e le analisi, ma che è necessario che mi rivolga agli uffici competenti. Il percorso è ben più farraginoso, perché la domanda di espianto degli ulivi malati di Xylella è equiparata ad una pratica edilizia. Pertanto, l’iter passa dal Comune all’Unione dei Comuni, alla Sovrintendenza».

«Così inizia il mio calvario. Per poter presentare la pratica al Comune - spiega D’Amato - è necessaria una relazione tecnica che provvedo a farmi stilare da un tecnico. Presento la domanda al Comune di Salve, a settembre 2018 e ottengo il primo via libera ad ottobre 2018, dopo “solo” un mese. Il dossier passa all’Unione di Comuni che il 17 dicembre 2018 dà parere favorevole allo sradicamento e trasmette la documentazione alla Sovrintendenza che protocolla la domanda il 3 gennaio 2019. Dalla Sovrintendenza non riesco ad avere cenno di riscontro - aggiunge l’olivicoltore salentino - nonostante la tartassi di telefonate ed e-mail. Passano 60 giorni utili per il silenzio assenso, la pratica torna all’Unione dei Comuni che spero a breve rilasci il nulla osta definitivo. Oggi, ad ogni buon conto, non posso ancora espiantare gli ulivi».
D’Amato annuncia con determinazione: «Ho altri uliveti. Ho 300 alberi secolari secchi. Da tre anni non produco più un litro d’olio. Per lo sradicamento degli altri alberi, se mai dovessero impormi lo stesso iter, per me sarà disobbedienza civile. Espianterò e reimpianterò senza aspettare per un anno le autorizzazioni necessarie».

«L’area infetta - denuncia il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia - non è terra di nessuno, è un territorio colpito da una catastrofe che non è equiparabile ad una semplice calamità naturale. Gli olivicoltori hanno solo voglia di ricominciare, di ricostruire il proprio futuro e il paesaggio stesso del Salento».
«Il paradosso degli espianti è vergognoso, per cui gli agricoltori che vogliono estirpare un albero secco, devono provvedere a loro spese a far eseguire le analisi che certifichino la presenza della malattia e restano comunque nel limbo della burocrazia per anni. Il senso di solitudine e abbandono che vive il Salento - conclude Muraglia - sarà manifestato con forza il 9 marzo a Lecce quando tutto il popolo salentino farà sentire la voce contro i ritardi, i rimpalli di responsabilità e le ambiguità della politica regionale che hanno nuociuto al nostro territorio più della Xylella stessa».

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