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tensioni in tribunale

Omicidio Noemi, per Lucio rito abbreviato. Processo ad ottobre

Faccia a faccia questa mattina tra Lucio e i genitori di Noemi al Tribunale dei Minori di Lecce durante l’udienza preliminare a carico di Lucio accusato di aver ucciso la ragazza. Ci sono anche i genitori di Lucio e si sono registrati momenti di tensione

Omicidio Noemi, il 30 maggio udienza preliminare per Lucio

Noemi Durini

LECCE - Il suo corpo venne trovato sotto un cumulo di pietre nelle campagne di Castrignano del Capo, nel Salento. Venne trovato dopo 10 giorni di ricerche, da quando cioè il 3 settembre 2017 la ragazzina di 16 anni era scomparsa da casa, a Specchia, in provincia di Lecce. Noemi Durini venne uccisa - come poi rivelò l’autopsia - dopo essere stata picchiata, probabilmente a mani nude, e accoltellata. Ad indicare agli investigatori il luogo dove era stato nascosto il corpo fu il fidanzato della sedicenne, Lucio, allora 17enne, che confessò l’omicidio.

E oggi, per la prima volta da quel giorno, c'è stato il faccia a faccia tra i genitori della vittima e il ragazzo. Si sono guardati nell’aula del Tribunale dei minori di Lecce dove si è tenuta l’udienza preliminare a carico di Lucio, detenuto nel carcere minorile di Quartuccio, in Sardegna. Presenti anche i genitori del ragazzo, arrivati al Tribunale dopo che i genitori di Noemi erano già entrati.
Il giovane, entrato da un ingresso secondario, a bordo di un furgone scortato da una pattuglia di polizia carceraria, è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione per aver agito con crudeltà per motivi abietti e futili e di aver poi occultato il cadavere. Il gup del tribunale per i minori di Lecce Aristodemo Ingusci ha accolto la richiesta di rito abbreviato avanzata dai legali difensori di Lucio, ha rigettato la richiesta di messa in prova - probabilmente, a quanto si è appreso, perché al momento sono assenti evidenti segni di ravvedimento da parte del ragazzo - e ha disposto l'inizio del procedimento il 2 e 3 ottobre 2018.

All’uscita dal tribunale si sono verificati momenti di tensione tra i genitori di Lucio e i giornalisti in attesa fuori dal palazzo. Il padre del ragazzo, Biagio Marzo, ha spintonato violentemente il giornalista di Quarto Grado Remo Croci, tirando verso di sè la moglie Rocchetta che, rivolta a fotografi e cronisti, ha gridato: «Siamo orgogliosi. Siamo vivi». Una frase sicuramente riferita al contenuto delle dichiarazioni rese oggi in udienza dal figlio, il quale ha ribadito la prima versione fornita agli investigatori la sera del ritrovamento del cadavere di Noemi: «l'ho uccisa - aveva detto il ragazzo - perchè mi pressava per mettere in atto l’uccisione dei miei genitori che si opponevano alla nostra relazione».

Provato il padre di Noemi, Umberto Durini: «Deve pagare per quello che ha fatto. Deve pagare tutta la famiglia, suo padre e sua madre che - ha detto - lo hanno aiutato. Ma fin quando sarà in aula davanti a loro non dirà mai quello che è veramente accaduto, chi c'era con lui, chi lo ha aiutato». Poche parole da parte della madre della vittima, Imma Rizzo: «L'ho visto sereno, come sempre», ha detto la donna riferendosi a Lucio, che ha visto oggi per la prima volta dopo l’omicidio della figlia. «Gliela facciamo giustizia a mia figlia, gliela facciano. Lei è sempre con me. Lo sa», ha aggiunto.

La procura per i Minori di Lecce ha chiuso il fascicolo ritenendo Lucio l’unico colpevole nella vicenda, così come la Procura ordinaria che, dopo aver indagato i genitori di Lucio per favoreggiamento (si ipotizzava che avessero aiutato il ragazzo ad occultare il cadavere) e un meccanico di Patù, Fausto Nicolì (uomo su cui dopo aver ritrattato la confessione il 18enne aveva addossato la responsabilità del delitto) ha proceduto con l’archiviazione delle loro posizioni.

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