Giovedì 19 Settembre 2019 | 18:54

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Ha annunciato che non firmerà un’ordinanza per vietare l’uso di pesticidi e fitofarmaci; né impugnerà con ricorso al Tar il decreto di contrasto a Xylella, emanato dal Ministero delle Politiche agricole.

Una posizione, quella espressa ieri dal sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, che ha già creato qualche malumore nella maggioranza di palazzo Carafa. Tant’è che il capogruppo di «Andare Oltre», Massimo Fragola, ha chiesto a Salvemini di ripensarci e di emanare un’ordinanza come quella del primo cittadino di Nardò, Pippi Mellone. Che del movimento «Andare Oltre» è il leader.

«Pur rispettando le motivazioni dell’articolato fronte civico, che invoca la disubbidienza nei confronti delle decisioni prese dal Ministero, voglio spiegare perché ho preso questa decisione - ha scritto ieri Salvemini - Decisione che non scaturisce dall’ignorare le ragioni di tutela di salute pubblica che vengono esposte per contrastare il cosiddetto decreto Martina. Ma - semmai - dal rispetto che si deve ad un tema così delicato, che mi impone di avere fiducia negli organi sovraordinati dell’ordinamento dello Stato su questioni così complesse. Non può essere dimenticato che possono essere impiegati per i trattamenti indicati esclusivamente i prodotti fitosanitari autorizzati dal Ministero della Salute e dalla Commissione Europea. Non può essere ignorato che il gruppo di esperti scientifici dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha sottolineato la necessità dei trattamenti con insetticidi contro gli insetti vettori del batterio per limitare la sua trasmissione. Non può essere trascurato che la Ue dispone di un quadro legislativo completo che disciplina l’uso dei pesticidi».

È quindi «dentro questa cornice di garanzie che - ha aggiunto il sindaco di Lecce - è stato emanato il Decreto del 13 febbraio 2018. Partire da queste considerazioni non significa ignorare le preoccupazioni sulle conseguenze dell’uso dei fitofarmaci in agricoltura e tutto il dibattito internazionale su una loro progressiva messa al bando: ma tenere conto che il processo che ne autorizza l’uso è rigorosissimo e sottoposto a periodico aggiornamento. Come posso io sindaco ignorare questi elementi di conoscenza in nome di un generico principio di precauzione? Credo nella scienza e nel suo metodo. Credo nell’articolato sistema di tutele comunitarie e nazionali poste a tutela della salute pubblica. Credo nello Stato di diritto e quindi che l'agire dello Stato e dei suoi organi sia sempre vincolato e conforme alle leggi vigenti. Credo che gli organi dello Stato, le autorità agiscono secondo il principio della buona fede. Ma soprattutto credo che la nostra organizzazione sociale si regga su un atto di fiducia. Per questa ragione ho fiducia nella decisione della Ue e del Governo italiano, e nella scienza che indica le misure più adeguate per il contenimento di una devastante epidemia batterica che colpisce i nostri ulivi, devasta il nostro paesaggio, colpisce la nostra economia».

Posizione non condivisa da Fragola: «Questa decisione lascia perplesso me e tutto il mio gruppo - dice il consigliere di “Andare Oltre” - non ne capiamo le motivazioni ed i fatti avrebbero dovuto spingere ad una cautela nei confronti del territorio e della comunità leccese. Invitiamo quindi il sindaco Salvemini a rivedere la propria personale posizione e ad emulare le ordinanze fatte da altri sindaci, primo fra tutti Mellone, che a tutela della propria Comunità ha stoppato, in via cautelativa e precauzionale, l’utilizzo di pesticidi e fitosanitari. Chiediamo a Salvemini di rispondere ai cittadini che lo hanno eletto (e non alle Direzioni nazionali di partiti che tirano le fila di loro tesserati) e di adottare il principio di precauzione».

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