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Le elezioni del 18 aprile 1948 e il trionfo della democrazia

Le elezioni del 18 aprile 1948 e il trionfo della democrazia

Le elezioni del 18 aprile 1948 e il trionfo della democrazia

 
Annabella De Robertis

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Annabella De Robertis

Le elezioni del 18 aprile 1948 e il trionfo della democrazia

«Alle urne, alle urne!»: è il 19 aprile 1948 e «La Gazzetta del Mezzogiorno» invita i suoi lettori a «compiere il proprio dovere», esprimere, cioè, il voto nei seggi aperti ancora fino alle 14

Sabato 22 Aprile 2023, 11:28

«Alle urne, alle urne!»: è il 19 aprile 1948 e «La Gazzetta del Mezzogiorno» invita i suoi lettori a «compiere il proprio dovere», esprimere, cioè, il voto nei seggi aperti ancora fino alle 14. Settantacinque anni fa avevano luogo le prime elezioni dopo l’entrata in vigore della Costituzione. Due schieramenti, fortemente contrapposti, si contendono il voto: quello di centro, monopolizzato dalla Democrazia Cristiana, e quello d’ispirazione comunista e socialista, il Fronte democratico popolare.

La giovanissima Repubblica italiana è ancora estremamente provata dalla guerra: nei serrati confronti tra le forze politiche, centrale è il tema degli aiuti americani per la ricostruzione economica dell’Italia e dell’Europa. Il Paese è, d’altra parte, considerato «il fronte più caldo della guerra fredda»: per gli Stati Uniti una vittoria dei comunisti italiani rappresenterebbe un pericoloso caso di estensione dell’area di influenza sovietica. Gli americani, dunque, in quei mesi danno massimo appoggio al governo, guidato da De Gasperi, potenziando gli invii di aiuti e sostenendo efficacemente la campagna di propaganda contro il comunismo. La «Gazzetta» segue con attenzione il dibattito elettorale e ospita ogni giorno riflessioni sull’utilizzo delle risorse del piano Marshall. Quelle del 1948, scrive più volte sul quotidiano Leonardo Azzarita, sono «elezioni per la libertà e la democrazia». Anche per Luigi De Secly, direttore responsabile della «Gazzetta», il voto non può che assumere valore internazionale: «Si tratterà di scegliere tra un regime democratico e un regime totalitario, tra il regime che governa la Russia e quello che governa gli Stati Uniti, tra il benessere e la povertà, tra la libertà e la illibertà, tra la pace e la guerra».

La «Gazzetta», in sostanza, si schiera apertamente e, fino all’ultimo giorno, invita non solo a votare, ma a «votare per i partiti al governo». «Votare per il Fronte popolare vuol dire votare contro il piano Marshall, vuol dire votare per la fame e per la miseria del popolo italiano, vuol dire votare per il comunismo», si legge ancora il 19 aprile.

Dopo la prima giornata elettorale, dunque, il bilancio in Puglia e Basilicata è positivo: in una sezione di Bari si è raggiunto il primato del 98% dei votanti. Si legge nella cronaca che «la giornata è stata caratterizzata da un largo concorso di votanti, da una calma perfetta che non è stata turbata dal benché minimo incidente e da un diffuso senso di serenità e di fiducia che ha fugato ogni senso di preoccupazione ed ha aperto il volto degli elettori ad un sorriso che aveva qualcosa di gioioso e che lasciava trasparire in tutti un’intima soddisfazione per aver compiuto il più bello dei doveri». A Gallipoli, tuttavia, un “comunista” avrebbe tentato di ostacolare l’esercizio del voto nei confronti delle suore del convento di clausura, mentre a Montalbano Jonico un militante del Msi, già sofferente di cuore, è deceduto in seguito ad una vivace discussione avuta al seggio con un avversario. Si è registrata qualche “sostituzione di persona”, ma nel complesso la macchina elettorale ha funzionato quasi senza intoppi. A conclusione delle due giornate, in tutto il Paese, l’affluenza alle urne sarà in effetti altissima: più del 92%.

«L’Italia ha scelto la libertà» titola a caratteri cubitali la «Gazzetta» il 21 aprile, riportando i dati definitivi: la Dc ottiene il 48,5% e la maggioranza dei seggi, mentre il Fronte Popolare il 31%. Il voto in Puglia e Basilicata è abbastanza in linea con i risultati nazionali: picchi importanti in favore della Dc si registrano in particolare nell’area salentina. Una «vittoria anticomunista», la definisce in prima pagina Leonardo Azzarita: prenderà avvio, così, il quarto degli otto governi consecutivi guidati da Alcide De Gasperi. «La vittoria democristiana è tale soprattutto per l’alta personalità di De Gasperi e per la sicura garanzia di libertà e democrazia che egli dà al Paese, perché la concentrazione nazionale intorno al suo partito è avvenuta sotto la sua spinta e con la sua guida, la sua molteplice garanzia di crstiano, di antitotalitario e di democratico», conclude Azzarita.

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