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La fine di Pavese: «Non fate pettegolezzi»

La fine di Pavese: «Non fate pettegolezzi»

L’addio due mesi dopo aver vinto lo Strega

29 Agosto 2022

Annabella De Robertis

Un trafiletto in terza pagina su La Gazzetta del Mezzogiorno del 29 agosto 1950 annuncia una tragica notizia: «Ieri sera a tarda ora in una camera dell’albergo Roma Rocca Cavour, in piazza Carlo Felice, è stato rinvenuto morto lo scrittore Cesare Pavese. Alla sera, visto che la porta della sua camera era ancora chiusa e lo scrittore non era stato visto da alcuno, fu deciso di forzare l’uscio e si constatò che il Pavese aveva tirato il chiavistello di entrambe le porte. Cesare Pavese giaceva sul letto, vestito. Egli si era tolto soltanto la giacca e pareva assopito in uno stato di profondo torpore, a quel corpo era ormai freddo.

Sul tavolino da notte era aperto un libro, la sua ultima opera Dialoghi con Leucò e sul frontespizio erano vergate con mano sicura le parole: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate molti pettegolezzi». Su una mensola dell’attigua stanza da bagno l’autorità giudiziaria rinveniva 28 cartine aperte. Altri tubetti di un potente sonnifero si trovavano sul tavolino da notte, non ancora aperti. L’annuncio della pietosa fine dello scrittore veniva dato, con riguardosa cautela, alla sorella che accorreva immediatamente con la figlia a lui particolarmente cara. Fra lo strazio delle uniche superstiti della sua famiglia, essendo egli orfano, la spoglia di Cesare Pavese veniva trasportata all’Istituto di medicina legale per l’autopsia. La notizia del suicidio ha sorpreso e costernato gli amici che egli contava numerosi nelle redazioni dei giornali cittadini».

Pavese morì a 43 anni: era nato nel 1908 a Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo. Aveva trascorso la sua giovinezza a Torino, città in cui aveva frequentato il leggendario liceo Massimo D’Azeglio. Si era formato, così, alla «scuola antifascista» di Augusto Monti, insieme a Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Giulio Einaudi e altri illustri intellettuali piemontesi. Laureato in Lettere con una tesi su W. Whitman, si avvicinò presto alla letteratura americana. Per i suoi rapporti con il movimento clandestino di Giustizia e Libertà fu arrestato tra il 1935 e il 1936 e inviato per un breve periodo al confino a Brancaleone Calabro. Collaborò fin dagli esordi con la casa editrice fondata da Giulio Einaudi: rifugiatosi nel Monferrato, in casa della sorella, assistette alla guerra di Liberazione senza prendervi parte. Nel dopoguerra lavorò stabilmente come direttore editoriale e si dedicò alla scrittura in versi e in prosa: furono anni di lavoro intenso, in cui pubblicò le sue opere di maggior successo. Due mesi prima di morire, il 24 giugno 1950, Pavese vinse il premio Strega con La bella estate.

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