VIDEO Ecco perché la Ssc Bari è una scatola vuota e non può investire sul mercato
Il problema non è solo il penultimo posto nella classifica di serie B. Il problema è soprattutto che dal punto di vista societario il Bari è una scatola vuota: nei conti ci sono infatti 13,3 milioni di perdite accumulate dal 2021 che i proprietari, la famiglia De Laurentiis hanno scelto di non ripianare limitandosi ad erogare appena 6 milioni di euro
Martedì 03 Febbraio 2026, 13:21
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Il problema non è solo il penultimo posto nella classifica di serie B. Il problema è soprattutto che dal punto di vista societario il Bari è una scatola vuota: nei conti ci sono infatti 13,3 milioni di perdite accumulate dal 2021 che i proprietari, la famiglia De Laurentiis hanno scelto di non ripianare limitandosi ad erogare appena 6 milioni di euro.
È una scelta legittima, ma che tradisce una strategia gestionale che non è quella di chi investe ma quella di chi vive alla giornata. Questo forse spiega perché il calciomercato biancorosso si sia chiuso con acquisti di seconda o addirittura terza fascia: con 21 milioni di debiti e perdite cumulate che valgono 133 volte il capitale di appena 100mila euro, la Società sportiva calcio Bari non appare in condizione di spendere alcunché.
Il bilancio al 30 giugno 2025 si è chiuso con perdite per 5,9 milioni e un patrimonio netto negativo per 6,7 milioni. A garantire la continuità aziendale è la cassaforte Filmauro, attraverso la quale i De Laurentiis prestano denaro alla Società sportiva calcio Bari di cui quindi sono creditori: se venderanno la squadra, un giorno, potranno detrarre questi prestiti dalla plusvalenza e quindi pagare molte meno imposte.
La deroga Covid che ha consentito di non ricapitalizzare scade il 30 giugno 2026. Quel giorno la Filmauro dovrà necessariamente coprire non solo i 6,7 milioni ma anche le ulteriori perdite che sicuramente verranno accumulate nel campionato in corso, in cui certamente i ricavi da botteghino e abbonamenti scenderanno ancora di più. La resa dei conti, insomma, è molto vicina. Ma nel frattempo l’amministratore unico Luigi De Laurentis ha incassato per intero il suo compenso da 285mila euro lordi. Ed è singolare che in una situazione ci conclamato disequilibrio un amministratore paghi se stesso prima dei suoi creditori.

