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«Vlora», così finì il braccio di ferro

«Vlora», così finì il braccio di ferro

15 Agosto 2022

Annabella De Robertis

«Ma davvero restiamo in Italia?». Scoppia l’euforia nel porto di Bari. Finalmente, dopo sette giorni, si dichiara chiusa l’emergenza albanesi nel capoluogo pugliese. «La Gazzetta del Mezzogiorno» annuncia: «i duemila albanesi asserragliati allo stadio “della Vittoria” e al porto resteranno in Italia. L’ha deciso il governo. I profughi sono stati già trasferiti in nove regioni: oltre trecento restano in Puglia. Una commissione verificherà la loro condizione: chi non è in regola con la legge-Martelli, sarà rimpatriato, Milano è pronta ad accoglierli, purché a spese dello Stato. E Bossi: mandateli al Quirinale!».

Rientra anche il caso Dalfino: dopo le pesantissime accuse rivolte dal capo dello Stato al Sindaco di Bari, definito “irresponsabile” e “cretino”, il ministro dell’Interno Scotti, incaricato da Cossiga di valutare il provvedimento di sospensione o rimozione dall’ufficio, afferma: «la questione è chiusa in perfetta sintonia tra il Sindaco e me».

Il giorno prima i cronisti della «Gazzetta» sono riusciti a entrare nell’impenetrabile molo foraneo del porto di Bari, dove per quasi una settimana si sono asserragliati i cosiddetti “irriducibili”, quei profughi che con in ogni modo hanno cercato di evitare il rimpatrio. «Finora nessun italiano e tantomeno le forze di polizia erano riusciti a penetrare in questo braccio di terra, lungo più o meno cinquecento metri, una specie di zona franca. Erano le 14, il sole picchiava maledettamente impietoso. La temperatura sfiorava i 40 gradi. Gli albanesi erano distrutti. Le privazioni alle quali si stanno sottoponendo, li hanno debilitati nel fisico e nel morale. “Noi non siamo mendicanti. Non vogliamo l’elemosina. Il nostro destino è segnato. Se dobbiamo crepare, preferiamo morire qui”. “Tu sei giornalista? Scrivi il nostro dramma”, imploravano». Liborio Lojacono intervista un uomo di trent’anni, laureato in filosofia: parla benissimo l’italiano, che ha imparato a scuola e guardando la nostra tv di Stato. Cosa cercano in Italia?: «Il lavoro, la scuola, voglio vivere come esseri civili», risponde Iledim. A sua volta, egli domanda: «Perché la vostra frontiera è chiusa per noi? Quando finì la guerra, in Albania i soldati tedeschi sparavano sui militari italiani e noi li nascondemmo. Un popolo di 2 milioni di abitanti riuscì a salvare 50mila italiani, ed ora 60 milioni di persone non riescono a salvare 2.300 albanesi. È una vergogna». E implora: «Italiani, aiutateci. Non fateci partire»: un appello disperato che, in ultimo, dopo giorni durissimi trascorsi in condizioni disumane, sarà ascoltato.

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