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Capaci, trent’anni fa la «sfida» più atroce

Capaci, trent’anni fa la «sfida» più atroce

«Il dolore e la vergogna» titola un editoriale

24 Maggio 2022

Annabella De Robertis

«La sfida più atroce» titola La Gazzetta del Mezzogiorno di trent’anni fa. Il 24 maggio 1992 l’Italia è sconvolta dalla notizia della strage di Capaci, avvenuta il giorno prima, in cui morirono i giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e i tre poliziotti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. In prima pagina, oltre alla foto del giudice simbolo della lotta alla mafia, anche uno scatto del luogo della carneficina sull’autostrada Trapani-Palermo. «Il dolore, la vergogna» è il titolo dell’editoriale di Pietro Marino, che riporta le prime reazioni dei leader di partito. Ma, si chiede il giornalista, «i politici hanno finalmente capito che così non si può andare avanti? Può darsi (ma non ci giuriamo) che il Parlamento dia subito la prima risposta al nuovo violentissimo attacco criminale ponendo fine all’indecoroso spettacolo di rissosa impotenza che sta offrendo alla gente: oggi stesso – si mormora – potrebbe essere eletto il Capo dello Stato». In quei giorni, infatti, si sta consumando «il gioco al massacro», per usare le parole di Craxi, per eleggere il successore di Cossiga: circola il nome di Spadolini come favorito. Sarà eletto, invece, Oscar Luigi Scalfaro.

«Perché proprio ora?», si domanda Marino. «Il coinvolgimento della moglie richiama alla mente l’uccisione del generale Dalla Chiesa con la sua sposa. La spaventosa potenza dell’esplosione somiglia alle stragi dei treni, dalla stazione di Bologna all’Italicus. La fine dei tre agenti, ancora una volta eroi anonimi e umili del servizio allo Stato, tutti e tre figli della Puglia – (per alcune ore circola la notizia, errata, che Schifani fosse originario di Ostuni)–, ripropone quello dello scorta di Aldo Moro in via Fani».

Gli agenti, appunto: «tre vite spazzate, cancellate dalla violenza omicida della Piovra. Erano tre ragazzi venuti dal Sud, entrati a far parte della scorta di Giovanni Falcone da diversi anni». Sfogliando le pagine del quotidiano si avverte la complessità del momento: oltre alla terribile strage, grande spazio è dedicato alle dimissioni irrevocabili del segretario della Dc Forlani, allo sviluppo dell’inchiesta «Mani pulite», condotta dal sostituto procuratore Antonio Di Pietro, al conflitto in Bosnia Erzegovina.
Anche in Puglia, però, qualcosa si sta muovendo sul piano della lotta alla criminalità: significativa è l’intervista di Dionisio Ciccarese all’arcivescovo di Bari sull’emergenza «malavita» nella città vecchia. « È l’ora del coraggio», afferma Mons. Magrassi.

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