Il rumore dei missili che piovono sull’Iran e dall’Iran ha progressivamente silenziato la vicenda Epstein. Se ne parla poco, se ne parla male, spesso solo in riferimento ai presunti ricatti che avrebbero costretto Donald Trump a seguire Bibi Netanyahu nella crociata contro gli ayatollah. Il più grande scandalo del Terzo Millennio è ormai un complottino colorato a margine della cronaca bellica. Eppure i Files sono ancora lì, almeno la parte che è dato conoscere, con tutto il loro carico di orrori e verità più o meno velate. Una selva oscura in cui orientarsi non è facile, dove si pesca più per curiosità che per spirito di conoscenza. Si cercano i politici detestati (nella speranza di trovarli), le teste coronate, i grandi imprenditori, i vip. Qualcuno cerca perfino se stesso. Sbuca anche la Puglia, tra una conversazione e l’altra, che viene consigliata a Jeff Epstein come luogo di vacanza, nonostante il caldo terribile e l’assenza di aria condizionata (correva il 2012).
Curiosità, appunto. Ma tutto questo non aiuta la comprensione generale di una storia sfuggente, un po’ perché il materiale più scottante non sarebbe stato ancora reso pubblico, un po’ perché è oggettivamente complicato farsi strada nella sterminata foresta di mail, spesso presenti anche a doppione, un po’ censurate e un po’ no, che spaziano dal futile al raccapricciante. Ci aiutiamo discutendone con Marcello Foa, giornalista e saggista, già presidente della Rai, che dopo la fortunata esperienza con il programma Giù la maschera (RaiRadio 1), chiuso senza spiegazioni, ha lanciato il nuovo canale d’informazione Liberti Media, ufficialmente all’esordio da domani.
Foa, proviamo a riannodare i fili della storia. Chi era Jeffrey Epstein?
«Ha una biografia curiosa. Nasce come giovanissimo professore di matematica, oltretutto non molto bravo, in una scuola per super ricchi. Poi, inizia l’ascesa nel mondo della finanza, ma l’origine della sua fortuna non è quella classica di chi azzecca gli investimenti giusti».
E cosa faceva?
«Il lavoro sporco. Aiutava clienti facoltosi e aziende a nascondere proventi illeciti e a evitare le tasse aggirando la legislazione americana. Per ogni operazione, naturalmente, tratteneva delle forti commissioni. Poi ci sono anche episodi piuttosto strani».
Per esempio?
«Un paio di grandi miliardari gli danno la procura totale sui loro beni. È un po’ anomalo. Puoi dare a un amico fidato o a un parente la procura su una parte, magari piccola, del tuo patrimonio per varie ragioni, ma non tutto. Insomma, ha fatto i soldi così»...













