Continua la nostra serie di interviste dedicate alle energie rinnovabili e, in particolare, all’eolico offshore. Dopo Fulvio Memone Capria (Aero), Daniela Salzedo (Legambiente), Michele Scoppio (Gruppo Hope), Ksenia Balanda (Nadara), oggi ne discutiamo con Riccardo Toto di Renexia.
La rivoluzione energetica italiana passa dal mare e dal vento. Lo rivendica a gran voce Riccardo Toto, direttore generale di Renexia, a tre anni dall’entrata in funzione dell’impianto marino «Beleolico», il primo del Mediterraneo, a largo di Taranto. Una collocazione gravida di significati, simbolici e concreti, che impone una doppia urgenza: tracciare i primi bilanci e disegnare le sfide di domani.
Riccardo Toto, partiamo da una considerazione preliminare: cosa rappresenta oggi l’eolico offshore per il Mezzogiorno e per la Puglia? Solo un’opportunità energetica?
«Noi vogliamo fare la “rivoluzione energetica italiana”. I progetti di eolico offshore di Renexia non trasformano soltanto il vento in energia ma sono la miccia per innescare la trasformazione del sistema-paese italiano. La nostra visione persegue un futuro di indipendenza energetica e di un nuovo sviluppo industriale moderno nel quale il Mezzogiorno gioca un ruolo fondamentale».
A distanza di tre anni dall’entrata in funzione, facciamo il «tagliando» al Beleolico: dal punto di vista della produzione energetica sono state rispettate le aspettative?
«Direi proprio di sì, la disponibilità tecnica di impianto è al momento superiore a quella prevista ed è una delle più alte in Europa se comparata con le altre turbine in mare».
Sul versante economico e sociale, invece, qual è stato l’impatto?
«L’impatto dell’impianto sul territorio è stato più che positivo. Per le attività manutentive e quelle che vanno dalla protezione catodica alla protezione dei cavi ci affidiamo ad aziende e personale locali. Inoltre, prosegue il nostro accordo con l’autorità di sistema portuale alla quale continuiamo a fornire energia tramite la produzione di Beleolico».
E per quanto riguarda la compatibilità ambientale, cosa ha dimostrato lo studio condotto dai ricercatori della Jonian Dolphin Conservation?
«Il “Modello Renexia” fondato su innovazione, metodo scientifico, inclusività, condivisione e sostenibilità ha prodotto un risultato di grande rilievo attraverso lo studio triennale condotto nel golfo dai ricercatori di Jonian Dolphin Conservation. I dati raccolti ed elaborati attraverso un monitoraggio costante e scientificamente rigoroso dimostrano la piena convivenza tra cetacei e parchi eolici marini: gli avvistamenti di delfini dopo la costruzione dell’impianto eolico sono aumentati, in particolare tra il 2022 e il 2024 le specie più comuni di delfini nel Golfo di Taranto, Tursiops truncatus e Stenella coeruleoalba, hanno mostrato un comportamento di avvicinamento all’area dove si trovano gli impianti di Beleolico. Dunque, i parchi eolici marini possono potenzialmente svolgere un ruolo importante anche nel tutelare l’ecosistema locale e da qui Renexia ha elaborato una prima mappa degli avvistamenti di numerose specie di delfini nell’area del Golfo di Taranto dove sono posizionate le pale eoliche marine».
Impossibile non chiudere questo capitolo con una considerazione su Taranto città simbolo di una Puglia che desidera decarbonizzare e inaugurare nuovi percorsi tra mille difficoltà.
«Per quanto ci riguarda, Taranto è stata una sfida e un banco di prova per le nostre aspirazioni nel promuovere concretamente le rinnovabili. Oggi Renexia mantiene viva l’attenzione su possibili investimenti in città e nel suo territorio, il tessuto produttivo tarantino ha in sé le qualità e l’apertura mentale per accogliere le novità industriali più innovative e farne parte integrante».
Quali sono gli altri progetti, pugliesi e meridionali, già realizzati o che saranno realizzati in futuro da Renexia?
«Ripenso con piacere al parco eolico a terra che abbiamo realizzato a Ponte Albanito nei pressi di Foggia ma, con lo sguardo che abbraccia il centro-sud Italia, il progetto di Renexia in grado di cambiare il destino delle rinnovabili e dell’approvvigionamento energetico del Paese è Med Wind, il grande parco eolico galleggiante che sorgerà a 80 chilometri dalle coste della Sicilia. È un impianto a zero impatto visivo con una produzione annua di 9 TWh che significa energia pulita per 3,4 milioni di famiglie e un risparmio annuo di 2,7 milioni di tonnellate di CO2. Un investimento da 9,9 miliardi di euro che costituirà l’innesco di una nuova filiera industriale, con un investimento iniziale di 350 milioni di euro per una fabbrica di turbine e pale, e con nuova occupazione per 3.000 lavoratori impiegati nella costruzione dell’impianto con impatti economici e industriali estesi ben oltre il territorio siciliano. Speriamo che il percorso autorizzativo di Med Wind riesca a chiudersi entro il primo semestre del 2026».
In questo cammino, ormai lungo, quali sono state e quali sono le maggiori criticità incontrate?
«Guardando all’iter autorizzativo, il fattore tempo gioca un ruolo cruciale: il tempo che passa tra l’idea di un progetto, la presentazione alle autorità competenti e l’ottenimento delle autorizzazioni per tradurlo in realtà fa la differenza. Prendiamo ad esempio Beleolico: 13 anni per le autorizzazioni e 10 mesi per costruirlo interamente. Tredici anni è il tempo che passa da quando un bambino nasce a quando fa gli esami di terza media. È un tempo fuori misura che deve farci riflettere».
E, dunque, cosa chiedete alla politica, locale e nazionale, per questo 2026 che si annuncia anno campale anche dal punto di vista delle rinnovabili?
«Investire in 15 GW di eolico marino galleggiante, come previsto peraltro dal Pniec, comporterebbe un onere minimo per gli utenti - meno di 1€/MWh - e creerebbe un valore aggiunto di quasi 60 miliardi di euro per l’economia italiana, generando migliaia di posti di lavoro. Per questi motivi c’è bisogno di muoversi con decisione su tre assi fondamentali: conferma dell’obiettivo dei 15 GW di eolico marino galleggiante al 2040, decisione rapida sulle tariffe incentivanti che valorizzi l’eolico galleggiante lontano dalle coste, rimozione degli ostacoli burocratici e ideologici per garantire energia pulita e conveniente alle famiglie e alle imprese italiane».














