Il governo accelera sull'ex Ilva e imbocca la strada del negoziato in esclusiva con il gruppo americano Flacks Group. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha conferito mandato ai commissari straordinari di Ilva e di Acciaierie d’Italia (AdI), entrambe in amministrazione straordinaria, di avviare formalmente la trattativa per la cessione del complesso siderurgico, con particolare attenzione al consolidamento di possibili partenariati industriali.
Una formula che lascia intendere un perimetro ancora aperto. Nei contatti riservati sarebbero stati infatti sondati diversi gruppi, anche italiani, da Acciaierie Venete a Feralpi, Pittini e Marcegaglia - interessata solo ad asset specifici come i tubifici - mentre restano sotto osservazione anche Metinvest e Danieli. L’obiettivo è tenere insieme continuità produttiva e rilancio industriale.
Il Mimit ha ribadito che il percorso dovrà svolgersi nel rispetto dell’articolo 47 della legge 428/1990, che regola le consultazioni sindacali. Un richiamo formale che non ha però rassicurato le organizzazioni dei lavoratori. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha lamentato l’assenza di informazioni e avvertito che «senza un intervento diretto dello Stato non c'è futuro per l’ex Ilva». La Fiom Cgil parla di una decisione assunta «senza alcun confronto», denunciando mesi di stallo su lavoro, sicurezza e decarbonizzazione.
Sul dossier pesano inevitabilmente l’ampio fronte giudiziario e il contenzioso con ArcelorMittal, che ha respinto "categoricamente» tutte le accuse contenute nella richiesta risarcitoria da circa 7 miliardi avanzata dall’amministrazione straordinaria di Adi al tribunale di Milano, rivendicando a sua volta danni per 1,8 miliardi e annunciando battaglia in tutte le sedi.
A complicare il quadro c'è poi la questione ambientale. Il Consiglio d’Europa ha sollecitato l’Italia a presentare un nuovo piano di azione dopo la sentenza della Corte europea dei Diritti Umani (Cedu) che nel gennaio del 2019 accertò la violazione dei diritti dei cittadini di Taranto a causa dell’inquinamento del siderurgico, rilevando il persistere delle criticità anche negli anni successivi.
E mentre il negoziato prende forma, a Taranto tornano in piazza comitati e associazioni. Davanti al municipio, cartelli e vignette del sit-in dal titolo emblematico «Giù le mani da Taranto» chiedono la chiusura dell’impianto, le bonifiche e un futuro diverso per la città, tra salute, ambiente e lavoro.
















