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In Puglia e Basilicata

La polemica

«Basta, il turismo in Puglia non è solo masserie e selfie»

masseria

Mellone: «Una narrazione sbagliata della nostra terra. Cominciamo a raccontare di percorsi alternativi, borghi da scoprire, tracce di storia che possono ancora essere percorse»

14 Agosto 2022

Raffaele Fiorella

BARI - «A chi ama davvero la nostra terra, pugliesi e no, dico: basta con le foto del rosato sulla spiaggia, i selfie nelle finte masserie. Cominciamo a raccontare di percorsi alternativi, borghi da scoprire, tracce di storia che possono ancora essere percorse. Mostriamo a tutti che siamo diversi dalla Costa Smeralda, dalla Versilia e qualche altra zona di turismo da cliché e prezzi stellari. Rispettiamo le nostre meravigliose differenze di dialetto, cucina, vini, storie che ci rendono unici al mondo». A poche ore da Ferragosto, Angelo Mellone apre un dibattito sul turismo in Puglia, con un paio di post su Facebook che attirano commenti e condivisioni. Considerazioni su un modello di turismo «parafolkloristico» che secondo il giornalista e scrittore tarantino, vice direttore Rai del daytime, si sta affermando in alcune zone della Puglia. «È uno sfogo, in cui lancio delle provocazioni perché amo la nostra terra, e per far sì che si aprano delle riflessioni su questo tema» premette il giornalista tarantino con la Gazzetta. «È una rivendicazione d’amore. Non è una critica generale e assoluta del turismo in Puglia, anzi. Per me è straordinario che la nostra regione negli ultimi vent'anni sia diventata una delle mete nazionali e internazionali più gettonate, grazie alle intuizioni e al grande lavoro che Vendola, Apulia Film Commission e altri hanno fatto per promuovere una nuova immagine della Puglia. Ma quando si ha un ritorno così positivo bisogna anche saperlo governare, per evitare esagerazioni, derive che a lungo andare possono nuocere».
Qual è il modello di «turismo parafolkloristico» che lei contesta?
«Quello di chi va nelle masserie finte e si sente immerso in uno stile di vita che non è mai stato pugliese. Come se l'importante fosse solo mangiare la focaccia, o le bombette a Cisternino che peraltro non sono state inventate lì, fare la spa, la foto dei muretti a secco. Quello che ha affogato le spiagge salentine, reso Gallipoli e altre località del Leccese invivibili ad agosto. I social non aiutano: tendono a diffondere stereotipi, cliché».
Come mai questo suo sfogo?
«Sto trascorrendo le vacanze a Castellaneta Marina, nella casa di famiglia, e noto che anche qui come nel resto della Puglia c'è un aumento dei prezzi e tendenze all'omologazione che non fanno bene alla nostra storia, cultura, a quello che siamo e che possiamo offrire. Non va bene se ormai è diventata consuetudine in Puglia spendere 50 euro a testa per mangiare in un ristorante: non è la nostra tradizione questa».
È preoccupato da questo nuovo modello di turismo che sta prendendo piede anche in Puglia?
«Sì, perché ci sono zone ormai troppo stressate, che non possono reggere ancora a lungo flussi continui ed eccessivi, nei mesi estivi, di turisti. Il nostro ecosistema ne può risentire. Punterei invece di più su un turismo pensato per 12 mesi all’anno, sulla tanto invocata e ambita destagionalizzazione. Bisognerebbe scoprire di più tanti meravigliosi posti e zone che abbiamo, sconosciute o frequentate solo da chi vive nei dintorni».
Ad esempio?
«Le gravine, le Murge, Ginosa, il fiume Lato, Minervino Murge e il Parco delle Murge, l’agriturismo bio sulla strada per Castellaneta, il tratto di mare tra Bisceglie e Trani, le chiese rupestri del Salento, in provincia di Foggia Biccari e il resto del Subappennino Dauno, Monte Sant’Angelo e la Foresta Umbra, oasi di biodiversità.
Se potessi inviterei cento influencer nel Parco delle Murge, nelle gravine o nella Foresta Umbra. E ancora: la gravina della Madonna della Scala a Massafra, un posto incredibile che però è chiuso, non è accessibile. E la mia Taranto: una delle più belle città d’Italia. Ci ho portato gente di tutti i tipi e tutte le età e sono tutti rimasti stupiti dopo averla visitata. Purtroppo è poco pubblicizzata, sfruttata in termini di promozione dell'immagine solo al 10% delle risorse e potenzialità che ha».
Il turismo di lusso va preservato?
«Assolutamente sì, inteso come turisti che si recano in un posto per viverlo, annusarlo, scriverne. È diverso dal turismo di Riccanza, o che genera confusione anche sui cibi iconici: il pasticciotto a Bari non è autentico, il panino con il polpo in Salento vale come i tortellini. Non è un discorso snobistico il mio: ben venga il turista con lo yacht, se curioso. Non dobbiamo riprendere i cliché che già ci sono altrove, ma spingere i turisti a venire da noi per vivere un'esperienza diversa».
Quale è la sua ricetta per invertire questa tendenza?
«Difendere le nostre peculiarità, storia, cultura, siti religiosi, archeologia, riscoprire l'entroterra. Non è una polemica contro le istituzioni, perché sono consapevoli di questo e ci stanno lavorando. Puntiamo sul lungo periodo, spieghiamo che le fiction in tv fanno bene alla Puglia ma il turismo nella nostra terra non deve diventare fiction, finto. Bisogna camminare, sudare, remare, faticare, leggere, impastare la propria anima con il panorama e il silenzio. Così possiamo costruire un modello di turismo davvero popolare rispettoso, comunitario. È una dichiarazione d'amore di un innamorato della Puglia, che prima o poi tornerà a vivere nella sua terra».

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