Giovedì 26 Marzo 2026 | 07:42

Ragazzo ucciso a La Spezia dal compagno di classe, Valditara: «Metal detector a scuola solo in caso di problemi di sicurezza». Siete d'accordo?

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Redazione online

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Ragazzo ucciso a La Spezia dal compagno di classe, Valditara: «Metal detector a scuola solo in caso di problemi di sicurezza». Siete d'accordo?

Il ministro apre a controlli mirati negli istituti più problematici, ma l’Unione degli Studenti attacca: «La repressione non previene la violenza». E voi cosa ne pensate? Diteci la vostra rispondendo al sondaggio

Domenica 18 Gennaio 2026, 17:01

È giusto, c'è bisogno di maggior controllo.

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No, le scuole non sono delle caserme

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Il tema della sicurezza nelle scuole torna al centro del dibattito pubblico dopo le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, intervenuto oggi a La Spezia in merito all’ipotesi di introdurre metal detector negli istituti scolastici. Una misura che, secondo il ministro, non può diventare generalizzata ma deve essere valutata caso per caso.

«Il metal detector a scuola non può essere un utilizzo generalizzato, ma soltanto laddove vi sia la richiesta della comunità scolastica e si accerti una reale criticità della situazione», ha spiegato Valditara. «Se in una scuola ci dovesse essere un problema serio di sicurezza, se ci fossero prove di una diffusione di coltelli o di altre armi improprie, credo che tutti dovrebbero convergere sul fatto che in quella scuola bisogna intervenire», ha aggiunto, ribadendo la necessità di azioni mirate e motivate.

Le parole del ministro arrivano in un contesto segnato da episodi di violenza, tra cui l’accoltellamento dello studente Abanoub Youssef a La Spezia, che ha riacceso il confronto politico e sociale sulle risposte da adottare. A intervenire con toni critici è l’Unione degli Studenti, che contesta quella che definisce una visione “securitaria e repressiva” della scuola pubblica.

«Di fronte al moltiplicarsi di episodi di violenza legati alla presenza di armi nelle scuole, il ministro rilancia l’introduzione dei metal detector negli istituti considerati più problematici – dichiara Federica Corcione, membro dell’Esecutivo Nazionale dell’Unione degli Studenti – ma la violenza non si combatte trasformando le scuole in caserme. La militarizzazione degli spazi educativi è una scelta fallimentare e pericolosa».

Corcione ricorda inoltre come controlli con metal detector siano già stati effettuati in passato, spesso su richiesta dei dirigenti scolastici e con il coinvolgimento di prefetture e questure. «È già successo, da ultimo lo scorso anno all’Istituto Marie Curie di Ponticelli. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la repressione non previene la violenza, la amplifica», afferma, sottolineando la necessità di interventi strutturali basati su investimenti in educazione, supporto psicologico, ascolto e contrasto alle disuguaglianze sociali.

Sulla stessa linea anche Tommaso Martelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti: «Se davvero si vuole una rivoluzione culturale, deve partire dalla scuola. La scuola deve tornare a essere uno spazio di formazione critica, emancipazione e cura. Rispondere alla violenza con i metal detector significa rinunciare a questo ruolo».

Il confronto resta aperto tra esigenze di sicurezza e funzione educativa della scuola, mentre il dibattito politico continua a interrogarsi su quali strumenti siano davvero efficaci per prevenire la violenza e tutelare studenti e personale scolastico.

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