È ancora ai domiciliari a Parabita, ma da mesi è autorizzato a tornare a Bari per motivi medici. Ieri Giacomo Oliveri si è rivisto in città ancora una volta, stavolta per partecipare a un processo che lo vede imputato per bancarotta fraudolenta e in cui, davanti al Tribunale collegiale (presidente Marco Guida) l’ex consigliere regionale, arrestato a febbraio 2024 nell’ambito dell’inchiesta Codice interno e condannato in primo grado a dieci anni, ha parlato per oltre un’ora e mezzo.
Il processo riguarda la società immobiliare Immoberdan, fallita nel 2018 con un buco da 16 milioni. A Olivieri è contestata una consulenza da 2,7 milioni di euro che - secondo l’accusa della pm Bruna Manganelli - avrebbe costituito una sorta di compenso occulto, mascherato con un incarico legale in realtà mai svolto.
Ma Olivieri, 65 anni, rispondendo alle domande degli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta, si è difeso spiegando il suo ruolo nell’operazione. «Non sono un mediatore immobiliare - ha detto - sono un avvocato d’affari ed è quello che spero di poter tornare a fare: insieme ai tecnici mi occupavo di individuare le aree, sviluppavo studi di fattibilità e cercavo i compratori». L’area oggetto dell’investimento, su via Oberdan a Bari, era stata venduta al costruttore Nicola Nitti (che nel frattempo ha patteggiato). «Immoberdan fu costituita da Lello De Gennaro che acquistò l’area con un finanziamento della Popolare di Vicenza - ha raccontato Olivieri -. Una settimana dopo De Gennaro ha venduto a Nitti: tutto questo l’ho curato io. Il secondo step è stato l’approvvigionamento finanziario di Nitti per sviluppare il progetto. Presentò un piano da 100 milioni, con 7 torri, a Popolare di Vicenza e Popolare di Bari ottenendo un finanziamento 60 milioni. Viene poi erogata la prima tranche da 27 milioni, con cui è stato saldato il prestito per i terreni. Nella rendicontazione alle banche è sempre stato indicato il mio compenso da 3 milioni. Quando i costruttori hanno ottenuto il primo finanziamento avevo già svolto molta attività».
Nella precedente udienza, a maggio, era stato ascoltato il consulente della difesa, Francesco Ardito. Il commercialista aveva illustrato iter che ha portato alla nascita e al fallimento di Immoberdan, che nel 2013 aveva sottoscritto la convenzione di lottizzazione con il Comune: 29mila metri quadri su cui costruire sei palazzi. A far naufragare il progetto - ha detto - la necessità non prevista di bonificare il sottosuolo dagli idrocarburi scaricati da Ferrovie Sud-Est, con un costo di circa 10 milioni di euro che ha sballato il budget. L’esame di Olivieri proseguirà il 18 febbraio.
Martedì intanto si è svolta una udienza dell’altro processo che vede Olivieri imputato per fuga di notizie (separatamente è a processo anche il maresciallo Cretì della Finanza, per il quale è stata disposta l’imputazione coatta). La Procura di Bari aveva citato come teste l’ispettore Gianluca De Stefano, il poliziotto che ha sottoscritto la nota del 7 maggio 2024 in cui veniva segnalata la contestata rivelazione di segreto relativa a un’inchiesta della Dda di Bari sul calcioscommesse e da cui è nato il fascicolo. Il testimone non si è presentato e la Procura ha rinunciato a sentirlo. L’udienza è stata aggiornata al 5 maggio.[m.s.]















