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In Puglia e Basilicata

Fine vita

«Subito il voto in Consiglio sull’aiuto a morire in pace»

«Subito il voto in Consiglio sull’aiuto a morire in pace»

Amati (Pd): ce lo chiedono i Ministeri e i giudici costituzionali

27 Luglio 2022

Bepi Martellotta

È stata la sentenza della Corte Costituzionale 242 del 2019, quella che ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 580 del Codice penale («Istigazione o aiuto al suicidio»), ad aprire le porte all’assistenza sanitaria nel fine vita. Ovvero, ad attribuire al Servizio sanitario nazionale la competenza a verificare le condizioni che rendono legittima l’assistenza al suicidio e le modalità di esecuzione, affidando pareri scientifici e tecnici preventivi ad un Comitato etico territoriale. Da allora il tema del diritto a morire per pazienti costretti ad una vita vegetativa o in condizioni di sofferenza irreversibile è transitato inutilmente nei corridoi delle Camere e nei cassetti delle commissioni parlamentari, fino alla proposta di referendum dell’Associazione Coscioni sull’«eutanasia legale» dichiarato inammissibile e naufragato prima dei gazebo dello scorso 12 giugno.

«Eppure - chiarisce Fabiano Amati (Pd), latore della proposta di legge sul fine vita che nei giorni scorsi è stata approvata nella commissione consiliare della Puglia - il Governo non è stato fermo, anzi. Sin dal novembre 2021, con i solleciti alla Conferenza delle Regioni e le successive audizioni, i ministeri competenti sollecitano gli Enti locali a provvedere alla costituzione dei comitati etici e all’attribuzione delle competenze alle Asl. Peccato che la Puglia, ad alcune di queste audizioni, non vi abbia nemmeno preso parte. È però la prova che di incostituzionale, in questa vicenda, ci sarebbe solo la nostra inerzia».

Non si tratta di questioni etiche, né tantomeno di stabilire le libertà o i diritti altrui. Si tratta, sottolinea Amati, di adempiere al dettato dei giudici costituzionali adottando le norme che gli stessi Ministeri invitano a recepire. Per questo si è deciso di assumere l’iniziativa con una proposta di legge. «La Puglia è stata la prima regione a depositare una pdl di adeguamento, poi la stessa iniziativa - riferisce - l’hanno assunto i gruppi Pd dei consigli regionali delle Marche e della Calabria». Ora la Puglia è la prima regione in Italia d avere dato un primo voto favorevole nella commissione, occorre - secondo Amati - dare un’accelerata portando subito la proposta in Aula consiliare. «Se il presidente Emiliano si intesta questa battaglia, i tempi ci sono. Lancio un appello al governatore affinché richieda una convocazione urgente di un consiglio monotematico su questo argomento. Non ha senso - spiega Amati - giocare di regolamento raccogliendo le firme per chiedere una seduta consiliare, su un tema così cogente non può che essere corale l’iniziativa legislativa». L’ultima seduta prima della pausa estiva è già fissata giovedì e sull’iscrizione all’ordine del giorno della Pdl «l’opposizione ha negato il consenso, facendo saltare l’unanimità necessaria per una seduta consiliare già convocata. Deve essere un’iniziativa della presidenza e del governo a farci legiferare - spiega - prima che scattino le ferie e la campagna elettorale per le Politiche del 25 settembre. Come lo spieghiamo ai pazienti sofferenti e ai malati terminali che “abbiamo altro da fare”?». I numeri per approvare la legge, tutto sommato, ci sono già, con la Lega che dall’opposizione si è già espressa favorevolmente. «A parte l’astensione senza motivazione dei Cinquestelle, mi spiace solo il voto contrario di Fratelli d’Italia e di due colleghi del mio stesso partito. Spero che nelle prossime ore possano rimeditare, gli uni per dimostrare davvero l’ambizione di proporsi come partito di governo e gli altri - aggiunge Amati - per accordarsi meglio con un partito, il nostro, incentrato sul dovere di garantire diritti, senza avere la pretesa di regolare la libertà degli altri».

Si dice d’accordo l’ex assessore alla Salute Pierluigi Lopalco (Gruppo Misto/Articolo Uno Puglia): «Ho detto sì alla legge di “Assistenza sanitaria per la morte serena e indolore di pazienti terminali” da cittadino e da medico perché ritengo che, al netto delle differenti posizioni e sensibilità, un argomento delicato come quello del fine vita meriti un sano e sereno dibattito in Consiglio regionale che è il luogo deputato alle decisioni finali. Compito della Commissione - spiega - non può e non deve essere determinare se una pdl debba o non debba essere discussa quanto piuttosto esprimere un parere sul diritto di una persona che vuole andare via per porre fine a sofferenze insopportabili».

Sbaglia, secondo il virologo, «chi sostiene che l’alternativa alla non concessione di tale diritto possa essere quella di garantire maggiori servizi, come più posti negli Hospice. Le carenze da questo punto di vista ci sono e sono sotto gli occhi di tutti, sarebbe inutile negarlo. Qui però stiamo parlando di un diritto, quello ad una morte dignitosa, indolore e serena. Ed io, guidato dalla mia coscienza, ho sempre creduto che negare un diritto – qualsiasi esso sia – non sia mai cosa buona e giusta».

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