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Nordio e la riforma della giustizia: «Tanti giuristi di sinistra a favore, dialogheremo sulle regole»

Nordio e la riforma della giustizia: «Tanti giuristi di sinistra a favore, dialogheremo sulle regole»

Nordio e la riforma della giustizia: «Tanti giuristi di sinistra a favore, dialogheremo sulle regole»

 
Michele De Feudis

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Michele De Feudis

Il Ministro Nordio alla Gazzetta: «Tanti giuristi di sinistra a favore della riforma»

Il Guardasigilli oggi a Bari: il sorteggio spezza il «mercato delle vacche» nel Csm

Martedì 03 Marzo 2026, 05:00

14:04

Ministro Carlo Nordio, anche il filosofo Massimo Cacciari, che lei conosce per le frequentazioni veneziane, sostiene che la riforma punta a subordinare le toghe all’esecutivo. Dove sarebbe scritto nel testo questo indirizzo?

«Il professor Cacciari ha presentato nel 1997 a Venezia il mio primo libro, Giustizia, dove sostenevo la separazione delle carriere. Ed allora era d’accordo. Nella sua intervista non spiega perché essa dovrebbe costituire il primo passo verso la subordinazione della magistratura al potere esecutivo. In realtà la riforma dice esattamente il contrario. È diventato polemico, e gli manca quell’indulgenza benevola che dovrebbe esser la caratteristica di un filosofo. Del resto Pascal diceva che l’unico modo di filosofare è burlarsi della filosofia».

La campagna elettorale referendaria è sempre più accesa. Volendo soffermarci sui contenuti, partiamo dalla separazione delle carriere: perché il progetto che lei ha firmato completa questo iter?
«Perché è il naturale e logico epilogo di un percorso iniziato da Giuliano Vassalli, partigiano decorato e grande giurista socialista, che nel 1989 introdusse il processo cosiddetto accusatorio, modellato su quello anglosassone. E in questo sistema le carriere sono nettamente separate. Rilevo con disgusto che oggi si tende ad attribuire a Vassalli idee contrarie. È un'affermazione indegna, che dimostra quanto in basso siano caduti i nostri avversari».

È ipotizzabile che si prosegua con un concorso differente per giudici e pm?
«Questa problematica, se vincerà il sì, anzi, dopo che avrà vinto il si, sarà affrontata nelle leggi di attuazione, per le quali abbiamo già dichiarato la nostra disponibilità ad un dialogo con l’avvocatura, il mondo accademico, e la magistratura».

Qualcuno usa l’etichetta «una riforma di destra». Leggendo i comitati dei sostenitori del Sì, si leggono i nomi di illustri progressisti come Augusto Barbera, Stefano Ceccanti, Cesare Salvi, Giovanni Pellegrino…

«Infatti è una riforma voluta, come ho detto da un grande giurista di sinistra. In realtà la gran parte dei giuristi di sinistra è favorevole, come erano favorevoli al sorteggio Nicola Gratteri, Luigi De Magistris e persino il direttore del quotidiano che ci è più ostile. I loro interventi si trovano su google, e non possono essere smentiti dai loro infantili contorsionismi verbali. Ma poiché purtroppo il referendum è stato politicizzato, oggi invitano a votare il contrario, nella vana speranza di indebolire il governo».

Dopo l’attacco di Nicola Gratteri, ripeterebbe la citazione di Nino Di Matteo sui metodi “para mafiosi” nel Csm…
«Io mi ero limitato a citare quello che aveva detto Di Matteo, che peraltro ieri ha rincarato la dose, affermando che i mafiosi voteranno sì. Aggiungo che nell’ultimo confronto con Conte, a Palermo, l’ex primo ministro ci ha accusato di attuare un “disegno di politica criminale”. Evidentemente gli inviti del presidente Sergio Mattarella a tener bassi i toni sono caduti nel vuoto. Speriamo che si adeguino alle sagge parole del presidente».

Il caso Palamara ha scoperchiato il vaso di Pandora delle aderenze e indulgenze tra correnti nel Csm. Quale contributo è arrivato da Anm e magistratura in questi anni per porre rimedio alle distorsioni che portarono alla luce le cronache giornalistiche di quel periodo?
«L’aspetto peggiore del caso Palamara è che il Csm ha messo il coperchio sulla pentola, e la polvere sotto il tappeto. Palamara ha contrattato con decine di magistrati, ma sono stati individuati e puniti soltanto pochi personaggi minori. Finché non saranno svelati tutti i particolari dello scandalo, con i relativi nomi, resterà il sospetto che il Csm abbia adottato una giustizia domestica, che ne ha compromesso il prestigio».

Il sorteggio è una formula, migliorabile, per liberare la categoria dal giogo delle correnti?
«Ogni cosa è migliorabile, ma il sorteggio è l’unico modo per spezzare il vincolo pernicioso tra elettori ed eletti, che ha portato a quella che tutti hanno chiamato “degenerazione correntizia”, o addirittura “verminaio”, e “mercato delle vacche”. Non sono parole mie. Si trovano anche queste su Google».

Toghe per il Sì. Qui in Puglia hanno ufficializzato il sostegno il pm Francesco Bretone e il procuratore di Lecce Giuseppe Capoccia. È blasfemo per un magistrato votare sì?
«Non solo non è blasfemo, ma è ragionevole e anche utile. Ci sono decine di magistrati che avrebbero tutti i titoli per aspirare a incarichi apicali, ma oggi non possono nemmeno pensarci perché non hanno agganci con le correnti dell’Anm. Con il sorteggio del Csm, saranno davvero più liberi, e la meritocrazia si sostituirà a questo sistema ormai decrepito».

L’Alta corte di disciplina come la si può spiegare ad un cittadino a digiuno di dinamiche di tribunali?
«Che oggi il magistrato non paga mai, o non paga in modo adeguato, quando commette errori gravi e inescusabili. Questo perché i suoi giudici, nella sezione disciplinare del Csm, sono magari gli stessi che gli hanno chiesto il voto al momento dell’elezione. Del resto il 99 per cento dei magistrati al momento delle valutazioni sono definiti intelligentissimi, bravissimi e operosissimi. Peccato che ormai la fiducia degli italiani nella magistratura sia caduta ai livelli più bassi della sua storia».

Il 23 marzo c’è il rischio di un’Italia più divisa e lacerata, ancora una volta sui temi della giustizia?
«Non dipende da noi. Noi cercheremo di mantenere il dibattito, secondo le indicazioni del presidente Mattarella, strettamente sui contenuti. Purtroppo, se gli avversari continueranno ad attribuirci disegni eversivi o addirittura criminali, perché non hanno altri argomenti, questo rischio esiste. Faremo di tutto per evitarlo».

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