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In Puglia e Basilicata

L'intervista

«Lacirignola costruttore di nuovi orizzonti di pace»

«Lacirignola costruttore di nuovi orizzonti di pace»

Paolo De Castro ricorda l’ex segretario generale Ciheam e il ruolo nella cooperazione internazionale mediterranea

27 Maggio 2022

Michele De Feudis

La memoria dell’impegno nella cooperazione internazionale di Cosimo Lacirignola, segretario generale del Ciheam incontra l’attualità dell’Europa e del Mediterraneo spazzati dai venti di guerra e da una crescente crisi agricola. Da oggi il Campus dell’Istituto di Valenzano porterà il nome di Lacirignola (l’intitolazione è alle 19), mentre alle 16 ci sarà un forum sui temi della solidarietà e della pace e tra gli ospiti, oltre al vice direttore generale della Fao, Maurizio Martina, ci sarà Paolo De Castro, europarlamentare. All’ex ministro abbiamo chiesto di coniugare il ricordo di Lacirignola con l’interpretazione delle crisi che infiammano lo scacchiere euromediterraneo.  

Onorevole, l’approvvigionamento di grano e frumento è un tema alimentare, politico e geopolitico. A questa visione complesse ha  dedicato la vita pubblica Mimmo Lacirignola. Che orizzonte ci attende nei prossimi mesi?

«Già nel 2007-2008 con le primavere arabe si registrò un analogo  shock sui mercati agricoli, con prezzi alle stelle. Cosimo Lacirignola allora affrontò la questione analizzando gli effetti della crisi agroalimentare sul Nord Africa e il Medio Oriente, gli stessi paesi ora investiti dalle nuove turbolenze. Quanto ne avremmo discusso…».

Lacirignola trasformava analisi raffinate in proposte di azione diplomatica.

«Avremmo senza dubbio concretizzato l’impegno europeo nello sbloccare i milioni di tonnellate di cereali bloccate ad Odessa e nel Mar Nero. Se si riaprono i corridoi verdi, anche con assistenza militare, daremmo un segnale rassicurante».

Gli effetti della scarsità di materie prime sono imprevedibili.

«Lacirignola avrebbe detto questo: “una cosa è soffrire dei prezzi alti come avviene per noi europei, un’altra cosa è patire la mancanza di disponibilità di cereali”. Questa mancanza può alimentare conflitti sociali e tensioni. Nel Nord Africa la situazione è più critica, lì la dipendenza è dell’80% dalle importazioni ucraine e russe. Una azione congiunta di Ciheam e Fao può fare molto».

Che strumenti ha messo in campo l’Europa per limitare le conseguenze agricole della guerra?

«Siamo intervenuti con il pacchetto Ucraina per gli agricoltori europei, liberalizzando le superfici di interesse ecologico, e liberando così nell’Ue 9 milioni di ettari  e 200mila in Italia.  Questa scelta fa aumentare la produzione di soia e mais. Poi abbiamo dato un aiuto con la riserva di crisi: 500milioni di euro che, con il cofinanziamento degli stati membri, arriva a un miliardo e mezzo. Sono risorse destinate al sostegno del settore zootecnico, tra i più colpiti per l’aumento dei costi di energia e mangimi».

Il Pnrr è essenziale per modernizzate l’agricoltura?

«Ha una dotazione importante per l’agroalimentare, con un miliardo e duecento milioni per i progetti di filiera, per integrare agricoltura e industria e aumentare la competitività. Poi ci sono i progetti infrastrutturali che incidono sull’agricoltura, dagli invasi allo stoccaggio dell’acqua. Anche la digitalizzazione interessa l’agricoltura, con la banda larga nei territori rurali».

La Puglia nella spesa dei fondi per l’agricoltura ha potuto contare sull’impegno trasversale suo e di Raffaele Fitto per non perdere risorse. Come stanno le cose?

«Qualcosa si è messo in moto. L’assessore Pentassuglia ha invertito la rotta. Auguriamoci che si riesca a spendere praticamente tutte queste risorse. Non possiamo permetterci di restituire somme a Bruxelles».

Il suo legame con Cosimo Lacirignola riporta indietro le lancette del tempo alla vostra giovinezza?

«Ci conoscevamo da mezzo secolo, 50 anni passati insieme. Siamo stati compagni di scuola e studio dalle elementari e all’università a Bologna. E dopo la laurea abbiamo continuato a collaborare costantemente. La nostra è stata qualcosa di più di una amicizia: era un amico, un fratello e un compagno di viaggio».

Oggi ci sarà anche una testimonianza dell’ex premier Romano Prodi.

«Il presidente Prodi rievocherà quando per i 40 anni del Ciheam a Roma Lacirignola portò tutti i ministri dell’agricoltura e della pesca dei 13 paesi mediterranei». 

Le relazioni internazionali…

«Cosimo le costruiva con competenza ma, soprattutto, con la sua capacità di comunicare con allegria e simpatia. Univa la professionalità ad un taglio umano che rendeva tutto più semplice anche quando entravano in ballo obiettivi strategici».

Il ruolo dello Ciheam per uno sguardo verso il Sud del mondo?

«Ora l’istituto di Valenzano è il primo dei quattro europei per progetti di ricerca, corsi di formazione e produzione. Grazie alla capacità di Lacirignola nel creare valore dai contatti umani e relazioni con soggetti come la Banca mondiale, la Fao e le grandi organizzazioni umanitarie dell’Onu, sono nati progetti e vere sinergie internazionali, dal Libano alla Siria, all’Africa».

L’intuizione di Lacirignola era dare un’anima alla diplomazia agricola, trasformandola in strumento di pace tra i popoli, in nome di una visione universale dell’Italia.

«Interpretava molto bene il ruolo di costruttore di pace. I progetti incardinati erano parte di una visione di emancipazione dei popoli del Nord Africa. Dall’Istituto è nato un vero network  di ex studenti, ora quadri dirigenti di ministeri e strutture agricole del Mediterraneo. Questa rete è stato creata grazie all’impegno di Lacirignola e la cooperazione agroalimentare italiana gli deve molto».

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