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Influenza: freddo e bambini, cosa fare davvero? I consigli dei medici anti-fake news

Influenza: freddo e bambini, cosa fare davvero? I consigli dei medici anti-fake news

 
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Influenza: freddo e bambini, cosa fare davvero? I consigli dei medici anti-fake news

'Con un abbigliamento adeguato uscire all’aperto in inverno fa bene ai bambini e li protegge più di quanto si creda'

Venerdì 09 Gennaio 2026, 15:50

Roma, 9 gen. (Adnkronos Salute) - Con l’arrivo dell’inverno, molti genitori cercano di proteggere i figli dal freddo limitando le uscite all’aperto e coprendoli con cappelli, guanti e giacche molto pesanti. Ma è davvero il freddo a far ammalare i bambini? E tenerli in casa è la scelta migliore? Siamo sicuri sia il freddo a farci ammalare? Secondo i medici anti-fake news del portale 'Dottore, ma è vero che...?', curato dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici) "le cose non stanno così". A chiarirlo è Rino Agostiniani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip) - si legge sul sito - che in una recente intervista ha spiegato come le basse temperature", da sole, "non rappresentino un pericolo per la salute dei più piccoli. Con le giuste precauzioni, anche i bambini piccoli possono e devono uscire all’aperto. Mi spaventa di più che i più piccoli - ha spiegato Agostiniani - siano tenuti a lungo in ambienti chiusi, spesso troppo riscaldati, con temperature superiori ai 20 gradi: una condizione poco fisiologica in inverno".

Molti genitori sono convinti che le malattie invernali dipendano dal freddo o dagli sbalzi di temperatura tra interno ed esterno. Gli studi scientifici, al contrario - rimarcano gli esperti anti bufale - mostrano invece che le infezioni respiratorie aumentano in autunno e in inverno per un altro motivo: la stagionalità dei virus respiratori: si trasmettono soprattutto attraverso minuscole goccioline di saliva che emettiamo parlando, respirando, tossendo o starnutendo. Queste goccioline piene di germi restano sospese nell’aria e si concentrano maggiormente negli ambienti chiusi, soprattutto se non areati. Non a caso, la via di trasmissione più comune delle infezioni nei bambini è quella aerea. Più tempo si trascorre in spazi chiusi e affollati – come case, scuole o palestre – maggiore è la probabilità di ammalarsi.

Contrariamente a quanto si pensa - secondo gli esperti di 'Dottore è vero che?' - gli spazi aperti sono spesso più sicuri. All’esterno le persone sono più distanziate, l’aria diluisce e allontana rapidamente le goccioline infette e il sole svolge un’importante azione disinfettante e 'antibiotica': i raggi solari diretti riducono la sopravvivenza di molti germi e virus. Inoltre, l’aria fredda e umida è meno favorevole ai virus rispetto a quella secca degli ambienti riscaldati, che può indebolire le difese naturali delle vie respiratorie, come le ciglia che aiutano a eliminare i microrganismi.

Ma come vestire il bambino? La regola d’oro è semplice: vestirli a strati - raccomandano i medici anti fake news - In questo modo è facile aggiungere o togliere indumenti in base alla temperatura e all’attività svolta. Nelle giornate più fredde sono utili cappello, sciarpa e guanti, ma senza eccessi. "Viviamo in un Paese mediterraneo, non in condizioni climatiche estreme – ricorda Agostiniani –. A volte vedo bambini vestiti come se dovessero andare a sciare in città. Così si rischia l’effetto opposto: il bambino suda, si scalda troppo e invece di proteggerlo dal freddo lo metto a disagio".

Anche il gioco all’aperto è essenziale per la loro salute fisica e mentale: "favorisce lo sviluppo motorio, stimola le capacità cognitive ed emotive e aiuta a imparare le regole della vita sociale - scrivono gli esperti -. Il freddo non riduce il bisogno dei bambini di muoversi e giocare. Anzi". Correre, saltare, camminare e giocare all’aria aperta permettono ai bambini – soprattutto in età prescolare – di sviluppare i grandi muscoli e competenze fondamentali per la vita quotidiana. In spazi chiusi e limitati tutto questo è più difficile. Gli esperti sottolineano che "una scarsa esposizione all’ambiente esterno", soprattutto "nei primi 18 mesi di vita", "può presentare dei limiti per il normale sviluppo motorio e mentale del bambino".

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