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La nostra battaglia contro la fuga di giovani dal Sud

La nostra battaglia contro la fuga di giovani dal Sud

La nostra battaglia contro la fuga di giovani dal Sud

 
Mimmo Mazza

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Mimmo Mazza

La nostra battaglia contro la fuga di giovani dal Sud

Si tratta di un fenomeno di lungo corso in Italia, caratterizzato dall’emigrazione di molti giovani, soprattutto laureati e diplomati, dalle regioni meridionali verso quelle settentrionali o verso l’estero

Giovedì 02 Gennaio 2025, 12:00

Sono molti gli spunti forniti dal discorso di fine anno del presidente Mattarella. Tra i principali, c’è sicuramente quello riguardante la «fuga dei giovani dal Sud». Si tratta di un fenomeno di lungo corso in Italia, caratterizzato dall’emigrazione di molti giovani, soprattutto laureati e diplomati, dalle regioni meridionali verso quelle settentrionali o verso l’estero. Questo processo è legato a fattori economici, sociali e culturali che incidono sulla qualità della vita e sulle opportunità di sviluppo personale e professionale al Sud. L’aria che si respira nelle nostre città in questi giorni di festa, con i nostri giovani tornati dai loro luoghi di lavoro o studio non può lasciarci indifferenti.

Tra le cause principali della «fuga» ci sono la disoccupazione elevata (le regioni del Sud Italia registrano tassi di disoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa); l’assenza di lavoro stabile che spinge molti giovani a cercare opportunità altrove; il carente sviluppo economico (l’assenza di un tessuto industriale forte e innovativo, unito a investimenti limitati in infrastrutture e ricerca, contribuisce a un’economia stagnante); lo scarso sostegno all’imprenditoria (le difficoltà burocratiche e la mancanza di accesso a finanziamenti penalizzano l'iniziativa imprenditoriale dei giovani); la carenza di servizi e infrastrutture (settori fondamentali come la sanità, l’istruzione e i trasporti sono spesso meno sviluppati rispetto al Nord, contribuendo a un senso di abbandono); l’influenza della criminalità organizzata (in alcune aree, la presenza di organizzazioni mafiose limita le possibilità di sviluppo economico e scoraggia investimenti esterni); infine, la percezione che le opportunità migliori si trovino altrove spinge molti giovani a lasciare il Sud per studiare o lavorare in regioni più sviluppate. Pesanti sono le conseguenze: la continua emigrazione dei giovani porta a un progressivo invecchiamento della popolazione nelle regioni del Sud; i giovani che emigrano spesso sono tra i più qualificati, riducendo il potenziale innovativo ed economico del territorio; il divario tra Nord e Sud si amplia ulteriormente, con il Nord che beneficia dell’arrivo di forza lavoro qualificata; l’allontanamento dei giovani crea problemi sociali e affettivi, con famiglie spesso divise.

Le soluzioni non mancano: occorre migliorare infrastrutture, servizi pubblici e sistemi di trasporto per rendere il Sud più attrattivo; favorire la creazione di nuove imprese attraverso agevolazioni fiscali e accesso facilitato al credito; investire nelle università e nella formazione per attrarre e trattenere talenti; rafforzare le istituzioni e la legalità per garantire un ambiente sicuro per gli investimenti; valorizzare le risorse del territorio, come il turismo, l’agroalimentare e le energie rinnovabili, per creare occupazione.

La Regione Puglia qualcosa ha già fatto con il piano #mareasinistra (denominazione sbagliata, giacché la Puglia ha il mare anche a destra) ma evidentemente non basta: occorre uno sforzo corale, senza distinzioni o primogeniture di sorta. La «fuga» c’è, provare a contrastarla sarà uno dei propositi della «Gazzetta» per il 2025.

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