Domenica 29 Marzo 2026 | 21:13

L’antieroe “svitato”

L’antieroe “svitato”

L’antieroe “svitato”

 
Anton Giulio Mancino

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Anton Giulio Mancino

L’antieroe “svitato”

Con Lizzani fu comicità d’autore

Domenica 29 Marzo 2026, 19:35

Nel cinema Dario Fo è entrato dalla porta di servizio, di straforo, quasi senza convinzione, salvo che in un caso che a tutti gli effetti rappresenta un esperimento importante di comicità d’autore, anche dietro la macchina da presa, di cui servirebbe oggi seguire l’esempio. Il caso emblematico che vede Fo protagonista è quello di un film considerato minore di Carlo Lizzani, Lo svitato, settant’anni fa esatti. Fu sottovalutato all’epoca come un veicolo comico per l’attore, il quale invece dà corpo, vita e mente a un esemplare più unico che raro di “screwball, cioè di commedia letteralmente “svitata”: combina così la sua inconfondibile presenza stralunata e dinoccolata con uno stile e uno spettacolo quotidiano di tardo neorealismo caro ad uno dei suoi maggiori sostenitori, come Lizzani, che contestualmente ne teorizzava anche le linee guida dentro la storia del cinema italiano. Insomma Lo svitato rimane uno strano oggetto che merita un’attenzione speciale perché comincia con un ritratto di una Milano che sta edificando la sua immagine in verticale del “miracolo” economico, a partire dalla forza lavoro nei cantieri sovrastati dalle gru. In questa cornice dichiaratamente marxista di “rapporti di produzione” il protagonista Achille di Fo invece se la dorme beatamente mentre gli edili faticano. Sì, perché lui è un cronista e al giornale, in cui non mancano frecciate indirizzate al “Corriere della Sera”, allestiscono pagine e pagine di scandali fittizi, mantenendo in prima pagina le ragioni prepotenti del petrolio.

La cronaca nera e quella rosa sportiva entrano nell’orbita di Achille che a sorpresa conosce a memoria dati, cifre e storia anche dei Vigili Urbani. Lizzani ha quindi mano libera, da cineasta virtuoso dell’inchiesta e del paradigma politico-indiziario, nel ridicolizzare quelle giornalistiche fasulle, con i cani trafugati che non desiderano neppure essere nominati nei titoli di testa. C’è poi il sottobosco del sottoproletariato urbano sul quadrato della boxe in anticipo su Rocco e i suoi fratelli (1960) di Luchino Visconti. Da regista svelto e meticoloso di area comunista, l’autore de Lo svitato gioca di sponda, combinando il ritratto lavorativo diurno dello spazio architettonico e sociologico meneghino, con quello notturno di perdigiorno, “svitati” a vario titolo e belle donne, come Franca Rame nelle vesti procaci della maggiorata fisica dell’epoca, di cui restituisce una memorabile parodia. Tutto procede con la velocità e la falcata dell’antieroe Achille/Fo, pronto a superare in corsa il tram o a travestirsi all’occorrenza e interloquire con uno sciocco “Mostro della Via Emilia” in cerca di scoop, denaro e autore, interpretato da Franco Parenti. Si respira un clima teatrale molto allusivo in questo gioello atipico del cinema italiano se vengono evocati Omero ed Eschilo; senza contare Achille stesso che dichiara di desiderare come epoca di riferimento il Quattrocento, quale prefigurazione della storica e religiosa del Mistero buffo. E ci sono allusioni ai servizi segreti, ai film nelle sale cinematografiche e alla tragica sorte dei fatti, tradotti nella sigla “FACT”, che invece è l’acronimo di della sedicente Federazione (Americana?) del Calcio da Tavola. Ma soprattutto si prende in giro la Mostra del Cinema di Venezia, mediante l’espediente del furto/sostituzione dei cani di razza con quelli di strada, ad opera del furgoncino che reca la scritta: “40ma Mostra del Cane”. Tra “Mostri” e “Mostre”, “cani” veri e cinematografici, quindi “cinofilia” sostitutiva della “cinefilia”, ecco che Lo svitato fa ridere fino a un certo punto, senza scherzare, dentro un tessuto fitto di gag, di cui Fo restituisce poi prova in bizzarri camei per i film di Antonio Pietrangeli: Souvenir d’Italie (1957), nei panni di una guida museale e accreditato anche come co-sceneggiatore, e Nata di marzo (1958), come cantante di osteria.

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