Domenica 25 Gennaio 2026 | 22:14

Il fascino enigmatico della Stele di Rosetta, il pezzo di pietra più famoso della storia

Il fascino enigmatico della Stele di Rosetta, il pezzo di pietra più famoso della storia

 
Teresa Lussone

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Teresa Lussone

Il fascino enigmatico della Stele di Rosetta,  il pezzo di pietra più famoso della storia

Il ritrovamento avviene nel 1799, quando Napoleone, con l’intento di estendere il suo dominio nel Mediterraneo orientale, parte alla volta dell’Egitto con al seguito soldati e studiosi

Domenica 25 Gennaio 2026, 17:44

Un uccellino designa il suono “w”, ma se assomiglia a una civetta va letto come una “m”. Un rettangolo posto in orizzontale, con un tratto bianco sul lato inferiore, e una lineetta verticale più in basso, rappresenta una casa. Un ovale, quasi una mandorla stilizzata, indica una bocca. È il fascino dei geroglifici, complesso sistema di scrittura in cui si combinano fonogrammi (segni che rappresentano suoni) e ideogrammi (segni che rappresentano un’intera parola o un concetto). 

Se oggi possiamo leggerli è grazie al pezzo di pietra più famoso al mondo, la Stele di Rosetta, risalente al 196 a.c. Il ritrovamento avviene nel 1799, quando Napoleone, con l’intento di estendere il suo dominio nel Mediterraneo orientale, parte alla volta dell’Egitto con al seguito soldati e studiosi (il tentativo di egemonia politico-economica passa anche attraverso lo sforzo di appropriarsi di una cultura). Durante lo scavo per l’ampliamento di un forte nei pressi di Rashid (città portuale del Delta del Nilo, altrimenti nota come Rosetta), i soldati trovano la stele che è stata incorporata in un muro molto antico. 

L’importanza della scoperta viene colta immediatamente e il reperto è subito portato al Cairo, dove è oggetto di un primo studio. Dopo la sconfitta di Napoleone, la stele passa come bottino di guerra agli inglesi, che oggi la conservano al British Museum di Londra. Per comprenderne appieno il significato bisognerà, tuttavia, aspettare il 1822, quando Jean-François Champollion riesce a decifrarla e a porre le basi per la nostra conoscenza della lingua e della cultura egizia.

Grazie allo studioso francese sappiamo che il documento risale al primo anniversario dell’incoronazione del giovane sovrano Tolomeo V.  Ci troviamo al tempo della dominazione greca, quando sul trono dei faraoni siedono sovrani di origine greca, discendenti di un generale che aveva accompagnato Alessandro Magno nella conquista dell’Egitto. Il testo inciso sulla stele riporta un decreto con cui i sacerdoti del tempio di Menfi, in segno di gratitudine per la sua generosità verso il popolo egizio, riconoscono a Tolomeo V la condizione divina di faraone, nonostante egli sia macedone, ovvero greco. Per essere compreso da un pubblico quanto più ampio possibile, il testo è riportato in tre lingue diverse: in geroglifico (la lingua della religione, adatta un decreto sacerdotale), in demotico (la lingua del popolo, ovvero la lingua egizia utilizzata per gli usi quotidiani), in greco (lingua importata dai sovrani greco-macedoni dopo l’arrivo di Alessandro Magno). 

Stampe e calchi della Stele di Rosetta sono prontamente distribuiti in tutta Europa, scatenando la competizione tra le migliori menti d’Europa. Ad avere la meglio è Champollion, ex enfant-prodige che a 13 anni è entrato nel liceo imperiale di Grenoble facendo scalpore con la traduzione dall’ebraico di alcuni passaggi della Bibbia. La leggenda vuole che il 14 settembre 1822, Champollion, ormai trentaduenne, dopo vari anni dedicati alla decifrazione della stele, entra nello studio del fratello ed esclama: “Je tiens l’affaire!”: ce l’ho fatta! Grazie al confronto con il greco, lingua a lui nota, è riuscito a decifrare i geroglifici, risolvendo uno degli enigmi più affascinanti di ogni tempo. E poi, sfinito, all’improvviso sviene!

E se la stele di Rosetta, una delle prime iscrizioni multilingue, resta una traccia fondamentale di un dialogo tra culture, la vicenda di Champollion non è meno affascinante. I suoi studi si combinano, infatti, a una lotta contro le depredazioni e le distruzioni dei monumenti antichi. Con buona pace dell’universalismo imperiale.

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