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pedofilia a brindisi

Don Peschiulli in carcere
per scontare la condanna

Deve espiare un cumulo di pena di tre anni e otto mesi

Don Peschiulli in carcereper scontare la condanna

di ANTONIO PORTOLANO

È finito nei giorni scorsi nel carcere di Brindisi don Giampiero PeschiulliSi conclude nel penitenziario di via Appia la vicenda del “prete pomicione”, così lo definirono gli inviati della trasmissione le “Iene”, che accesero i riflettori il 15 settembre del 2014 sui presunti abusi sessuali commessi su ragazzini da parte dell'allora parroco della chiesa “Santissima Trinità e Santa Lucia”, nel cuore del centro storico di Brindisi.

Si tratta dell'ultimo atto nella vicenda giudiziaria che ruota attorno all'ex sacerdote 75enne, originario di Carbonia (in provincia di Cagliari), riconosciuto colpevole di abusi sessuali su due minori e finito in seguito ai domiciliari. I carabinieri della Stazione centro di Brindisi lo hanno arrestato attuando l'ordinanza di carcerazione emessa dalla Procura generale della Repubblica (Corte D'Appello di Lecce) dovendo espiare un cumulo di pene di 3 anni e 8 mesi di reclusione «per violenza sessuale aggravata nei confronti di persona inferiore ai 14 anni con abuso di autorità». Espletate le formalità di rito, come disposto dall'Autorità giudiziaria, Peschiulli è finito in una cella al civico 131 della struttura di via Appia.

Era la mattina del 14 settembre 2014 quando una troupe della trasmissione “Le Iene” di Italia Uno entrò nella chiesa di Santa Lucia. Alcuni attori erano andati, separatamente, a trovare l'ex sacerdote, dicendo che avevano bisogno del suo aiuto spirituale. Peschiulli però pensava più al contatto fisico. E quindi fece delle avance che furono registrate dagli attori ed andarono in onda scandalizzando non solo la città ma tutta Italia. Lo stesso giorno i carabinieri del comando provinciale di Brindisi furono contattati dal prete il quale denunciò ai militari che, mentre entrava in sagrestia, due sconosciuti con una telecamera gli avevano chiesto effusioni di natura fisica.

I carabinieri del Norm iniziarono ad indagare non solo per poi scoprire che i due sconosciuti erano giornalisti de “Le Iene”, ma anche – su delega dell'Autorità giudiziaria – per chiarire meglio le voci circa presunte molestie sessuali commesse nel tempo dall'allora sacerdote. Alla fine di ottobre del 2014 i carabinieri perquisirono casa di Peschiulli. Furono sequestrati due computer, due dvd e una chiavetta usb per le verifiche del caso. La vicenda provocò indignazione. Il caso scosse alle fondamenta la Curia brindisina. Era il primo del genere a Brindisi. Qualcuno nelle ore successive imbrattò l'edificio attiguo al luogo di culto con vernice spray e scritte del tipo: «Curia infame, Don Giampiero infame e pedofilo, giù le mani dai bambini».

Il 20 maggio del 2015, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla giudice per le indagini preliminari Tea Verderosa su richiesta del pubblico ministero Giuseppe De Nozza – il quale l’aveva motivata con il rischio che potesse insidiare altri ragazzini -, Don Peschiulli fu arrestato dai carabinieri. Dopo qualche giorno ottenne i domiciliari in una comunità destinata ad accogliere i religiosi. A dicembre 2016 l'anziano sacerdote fu ridotto allo stato laicale prima ancora della decisione dei giudici. Alla fine di gennaio 2016 don Giampiero fu riconosciuto colpevole di abusi sessuali su due minori, ex chierichetti della parrocchia. Il giudice preliminare Giuseppe Licci, che lo giudicò con il rito abbreviato e lo condannò a tre anni e otto mesi di reclusione. Quattro mesi in più rispetto alla richiesta avanzata dal pubblico ministero, che era stata di 3 anni e 4 mesi. Don Peschiulli rimase agli arresti domiciliari nella comunità che ospita religiosi, dove si trovava da quando lasciò la sua residenza. Dei due chierichetti abusati, che all’epoca dei fatti avevano dieci anni l’uno, solo uno si costituì parte civile. Peschiulli è stato difeso strenuamente dall’avvocato Roberto Cavalera. «Non ho mai toccato nessun ragazzino», ha ripetuto più volte nella udienze Peschiulli. Ma non è stato sufficiente a cancellare le accuse dei due minori acquisite al processo con incidente probatorio.

Nei giorni scorsi la giustizia ha presentato il conto con l'ordinanza di carcerazione emessa dalla Procura generale della Repubblica (Corte D'Appello di Lecce). A notificarlo sono stati i carabinieri che hanno accompagnato l'ex sacerdote in carcere.

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