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di FLAVIA SERRAVEZZA

Continua il viaggio della “Gazzetta” tra i nuovi corsi di laurea dell’Università del Salento. Dopo “Manager del turismo”, è il turno di “Viticoltura ed Enologia”, un’altra triennale nata dopo una lunga gestazione (inizialmente si puntava ad Agraria, poi Scienze agroalimentari) e un’attenta consultazione del territorio.

Il corso è a numero programmato, ma il limite iniziale di 75 posti è stato innalzato a 100 dopo un’apposita richiesta al Miur da parte dell’Ateneo. I candidati che a settembre hanno partecipato al test di ammissione erano infatti 139, quasi il doppio dei posti disponibili. Le aspettative, d’altronde, sono molto alte, perché è una laurea cucita addosso alle potenzialità dell’imprenditoria locale.

Si tratta di un corso interateneo con l’Università degli studi di Bari (la sede amministrativa è a Lecce) che promette molteplici sbocchi occupazionali ed un tasso di occupazione ad un anno dalla laurea che nelle regioni a maggior vocazione vitivinicola supera il 90 per cento. Il corso ha poi una forte connessione con il territorio: nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto oltre 42mila ettari sono coperti da vigneti e lavorano in questo campo 23mila aziende. Ne parliamo con il professor Luigi De Bellis, direttore del Dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche ed ambientali (Disteba) e ideatore del progetto.

Professore De Bellis, come stanno rispondendo gli studenti?

«Molto bene, anche se la domanda andrebbe posta direttamente a loro. Sembrano entusiasti e hanno già partecipato ad iniziative collaterali, quali seminari di “potenziamento” finanziati dalla Regione Puglia (progetto Potenziamento Viticoltura ed Enologia - PoViEno) ed altre iniziative come ad esempio un incontro formativo, che si è svolto il 15 febbraio, organizzato in collaborazione con Assoenologi e l’azienda Enartis (coadiuvanti ed additivi per enologia) di San Martino di Trecate (Novara), azienda che ha manifestato l’intenzione di finanziare un premio di 700 euro, oltre a vitto ed alloggio, per uno stage di una settimana in azienda, per il miglior studente».

Considerate le tante richieste, non si potrebbe allargare ancora il numero dei posti disponibili?

«Per l’anno accademico in corso sono iscritti 100 studenti, dopo aver richiesto l’autorizzazione al Miur, quindi non abbiamo perso studenti. I frequentanti assidui sono una sessantina, in maggioranza neo diplomati ma anche una buona quota di studenti trasferiti da altri corsi di laurea ed enologi o addetti del settore. Comunque, per il prossimo anno accademico l’intenzione è quella di lasciare il limite di 75 studenti, numerosità che permette di seguire al meglio tutti gli iscritti e garantire una alta qualità dell’insegnamento».

Che tipo di figure professionali state preparando?

«Esperti di viticoltura e validi enologi che possono trovare impiego in aziende vitivinicole, aziende dell’indotto, laboratori di analisi, consorzi e associazioni di categoria, ed in grado di intraprendere la libera professione come enologi e/o consulenti».

Come sono i rapporti con le aziende del territorio?

«I rapporti con le aziende del settore e soprattutto con Assoenologi, sezione Puglia, Basilicata e Calabria, sono ottimi e saranno sempre più stretti a breve con la costituzione di un Comitato consultivo e propositivo di supporto al corso di laurea (una ventina tra imprenditori, enologi e rappresentanti di Consorzi), e da fine 2019 con l’inizio degli stage aziendali degli studenti».

Intravede possibilità concrete di inserimento lavorativo dei futuri laureati?

«Sì, già a quattro mesi dall’inizio del corso, qualche azienda, non è opportuno fare nomi, ha chiesto di assumere uno dei migliori studenti con la promessa che al nuovo assunto sarà consentito di continuare a frequentare Viticoltura ed Enologia. In aggiunta, i laureati in Viticoltura ed Enologia di Lecce saranno in grado di diffondere nuove conoscenze ed idee, mentre i docenti del corso di laurea andranno a costituire un riferimento per il comparto vitivinicolo salentino e pugliese, entrambi elementi utili per la crescita culturale ed economica sia del comparto che del territorio».

Come vede il futuro di questi due settori nel nostro territorio?

«Viticoltura ed enologia si stanno evolvendo, entrambi i comparti stanno diventando sempre più “tecnologici”, sia per una maggior impiego di macchine che di elettronica, e molto “complessi” nel seguire i gusti del consumatore con un sempre maggior uso di coadiuvanti ed additivi. Penso che occorrerebbe essere molto prudenti nel seguire i due trend. Per il nostro territorio il futuro è roseo, perché al momento esistono grossi margini di miglioramento sia in termini di qualità del prodotto finale (anche per l’uva da tavola) che dei volumi di vino imbottigliato in loco, e per questi cambiamenti “cascano a fagiolo” i laureati in Viticoltura ed Enologia dell’Università del Salento».

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