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Luca Natile

Arrivavano nei porti di Bari, Genova e Salerno dentro enormi tir per essere imbarcati alla volta di Libia, Iran ed Egitto. Sui documenti di trasporto e sulle bolle che ne certificano la vendita da parte di ditte con sede a Ruvo di Puglia ed Andria, erano «qualificate» come merci comuni, pezzi di ricambio per autoveicoli. In realtà per la normativa italiana erano rifiuti speciali pericolosi che così finivano per essere «scaricati» nei Paesi del Medio Oriente, dell’Africa del Nord, dove la normativa sul trasporto e lo smaltimento di questo genere di «scarto» ingombrante, parti di motore e di carrozzeria di automobili, per nulla biodegradabile e ad alto potere inquinante, è meno restrittiva. Tutto questo per dare un taglio alle spese per lo smaltimento dei rifiuti.

Avrebbero esportato illegalmente circa 3.500 tonnellate di rifiuti pericol osi e non, tutti pezzi di auto fuori uso, per un valore accertato di profitti illeciti pari a oltre 1,7 milioni di euro. Con le accuse di gestione illecita e traffico transfrontaliero di rifiuti, falso e favoreggiam ento, i Carabinieri Forestali di Bari hanno arrestato gli imprenditori Domenico Cassetta di Andria, Domenico Montaruli di Ruvo di Puglia e l’egiziano Deyab Ashraf. Altre sette persone, fra i quali ingegneri ambientali che avrebbero aiutato le imprese coinvolte a predisporre documentazione falsa, sono indagate a piede libero. Nei confronti dei tre arrestati finiti in carcere sono stati anche eseguiti sequestri preventivi pari al presunto illecito profitto e posti i sigilli a quattro aziende.

Stando alle indagini, coordinate dal pm Renato Nitti, gli indagati avrebbero spedito a partire dal 2014, dai porti italiani di Bari, Genova e Salerno, ve icoli fuori uso e parti di essi, rimorchi, serbatoi, motori, pneumatici, non preventivamente sottoposti a trattamenti, bonifiche e messa in sicurezza ma semplicemente tagliati. Ogni spedizione, ogni carico era accompagnato da una documentazione che - secondo gli investigatori - attestava il falso. In questa maniera, come abbiamo già detto, avrebbero risparmiato milioni di euro di spese di smaltimento dei rifiuti. Erano gli stessi indagati, nelle intercettazioni, a definirli «munnizz», consapevoli di commettere attività illecita tanto che, in una conversazione, uno di loro dice «uccidi il forestale». I rifiuti erano prevalentemente destinati in Iran, Libia, Egitto, Giordania, Afghanistan, Togo, Somalia, Iraq, Nigeria e atri Paese di Africa e Asia.

L’inchiesta è stata condotta dai Forestali in collaborazione con il Servizio nazionale Antifrode dell’Agenzia delle Dogane. «La cattiva gestione dei rifiuti in Europa produce effetti duraturi sull'ambiente di Africa e Asia, dove interi territorio sono ormai discariche con la nostra immondizia» hanno dichiarato gli inquirenti. Stando ai dati diffusi da Legambiente,contro il traffico illecito dei rifiuti, dal 2002 al giugno 2017, in Puglia, ci sono state 60 inchieste, circa il 17,3% di quelle compiute su tutto il territorio nazionale. Inchieste che hanno portato all’emissione di 176 ordinanze di custodia cautelare, alla denuncia di 420 persone e che hanno coinvolto 72 aziende con oltre 3,5 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrate. Nel ciclo illegale dei rifiuti, invece, la Puglia si piazza al se condo posto, con 644 infrazioni accertate, l'11,3% sul totale nazionale, 760 persone denunciate e 294 sequestri effettuati, ed è la prima regione per numero di arresti: 42.

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